Disoccupazione: dati Istat peggiori dal 2004

 “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Cosi recita il primo articolo della nostra Costituzione redatto e firmato dai padri costituenti dopo 18 mesi di lavoro all’alba del  1 gennaio 1948. Ed invece gli italiani il lavoro proprio non lo hanno. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto nel mese di gennaio minimi storici dal 2004 registrando un 8.6 per cento contro il 8.5 per cento da dicembre 2009. Anche l’occupazione, rispetto ad un anno fa, ha perso l’ 1.3 per cento, pari circa a 307 mila unità in meno. Non se la passa affatto bene neanche il nostro debito pubblico, stimato dalla Banca d’Italia a 1.761,191 miliardi di euro.  I giovani sono i più colpiti  il 26,8 per cento di loro non riesce a trovare lavoro. Dato ancor più critico, è forse la differenza tra l’occupazione maschile con quella femminile. Stravolgendo ancor più “il patto costituente” sancito dalla nostra Costituzione che vede riconosciuta in tutto e per tutto l’eguaglianza tra lavoratori e lavoratrici garantendone :“condizioni di lavoro che devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione” art 37. I lavoratori maschi sono stati a gennaio di questo anno 13 milioni e 677 unità con un tasso di occupazione pari allo 67,9 per cento, registrando una riduzione dell’ 1.6 per cento  rispetto a dodici mesi fa, mentre le lavoratrici sono 9 milioni 228 mila unità, pari al 46,3 per cento con una riduzione del  0.4 per cento rispetto al gennaio 2009. La buona performance dell’occupazione rosa trova spiegazione nelle relativamente buone prestazioni di settori come quello dei servizi alla persone e della ristorazione, che sono tradizionalmente contraddistinti da un’elevata occupazione. Non altrettanto si può dire dei comparti in cui trovano più facilmente impiego gli uomini: le costruzioni e la manifattura.  In Italia il numero degli inattivi, la popolazione compresa tra 15 e 64 anni che non lavora, cresce con un aumento dello 0,2 per cento rispetto a dicembre 2009 e per 1,2 per cento rispetto a inizio 2009. Le donne inattive, spiega l’Istat, rimangono sempre superiori agli uomini: sono circa cinque ogni dieci quelle che rimangono a casa.

Diana de Angelis