L’Isde promuove la prevenzione primaria per combattere il tumore

In un’intervista pubblicata sul quotidiano Terra, il coordinatore nazionale del Comitato scientifico dell’Isde Italia, Ernesto Burgio afferma che: “L’esposizione continua ad agenti nocivi come metalli pesanti e particolato ultrafine crea le premesse alle mutazioni che daranno origine ai tumori”.

Secondo molti scienziati alcuni fattori come i virus, le radiazioni ionizzanti, o gli inquinanti chimici causerebbero uno stress genetico all’essere umano, traducendosi nel giro di anni o decenni in vere e proprie mutazioni.

I medici e i ricercatori dell’Isde da molti anni cercano di tracciare una strada consona da percorrere, che non sia solo indirizzata verso la cura, ma piuttosto verso la prevenzione primaria.

Evitare la costruzione di un impianto inquinante, al fine di ovviare la cura di chi ne subirà le conseguenze, che si traduce semplicemente in: meglio combattere la causa del tumore piuttosto che il tumore stesso, con cure costose e spesso tardive.

La domanda principale che i ricercatori si sono posti è stata, se queste mutazioni siano dovute da una sorta di usura del dna imprevedibile e non prevenibile, oppure se siano il prodotto di uno stress genetico prolungato che poi si trasforma in danno.

E’ noto ormai che il dna non è una sequenza lineare, ma un complesso molto sofisticato di molecole. La parte più dinamica, cioè l’epigenoma, viene continuamente sollecitata dall’ambiente, per questo la continua esposizione all’inquinamento, soprattutto  dei metalli pesanti, del particolato ultrafine, fino ad arrivare ai cosiddetti distruttori endocrini, modella a lungo andare quest’epigenoma, creando le premesse per mutazioni genetiche che provocano successivamente i tumori.

E’ importante dunque ragionare sulla riduzione prima di tutto del fattore inquinamento nelle nostre città, affinché sia le mamme che il feto rischino meno la loro salute.

Un bambino su 5-600 in occidente infatti, si ammala di tumore, che è la seconda causa di morte nell’infanzia, dopo gli incidenti. Non si può parlare dunque di malattia poco comune.

Già alcuni studi avevano evidenziato la connessione tra fattori ambientali e modificazioni del dna. Una ricerca del 2005 ha dimostrato, che le segnature epigenetiche in alcuni punti chiave del genoma, sottoposti a elementi cancerogeni, andavano sotto stress, e finivano con lo sviluppare delle condizioni favorevoli alla mutazione.

Per questo oltre alla giustissima prevenzione secondaria, bisognerebbe cominciare ad occuparsi di quella primaria, cioè dell’eliminazione dei fattori di rischio.

g.