Regionali Lazio: PdL nel caos. E Bossi se la ride

Il caos regna sovrano all’interno del Popolo delle Libertà, quando mancano appena 27 giorni all’importantissimi tornata elettorale che sancirà il rinnovo di tredici giunte regionali. Le dichiarazioni delle ultime ore stanno portando sulla pubblica piazza tutti quei malumori che da tempo serpeggiano all’interno del partito, a causa dell’immobilismo del Governo, dei continui battibecchi tra finiani ed ex forzisti e, soprattutto, delle inchieste legate allo scandalo appalti e alla compravendita di voti all’estero che hanno coinvolto importanti personalità del PdL.
In Calabria il candidato presidente Scopelliti ha rilasciato un comunicato, diffuso ieri dalle agenzie, in cui annuncia di aver convocato i rappresentanti di alcune liste che lo sostengono per chiedere loro di rimuovere i nomi di alcuni soggetti “non graditi”, ma, al momento, la preoccupazione più grande per il partito di Berlusconi è rappresentata dalla provincia di Roma dove è quasi certa l’esclusione della lista del partito. Con i ricorsi e le manifestazioni di piazza, la Polverini cerca di addossare la colpa di quanto successo alla burocrazia e ai Radicali, secondo l’ex sindacalista nera colpevoli di aver impedito fisicamente l’entrata dei rappresentanti del PdL, ma tutti sono consapevoli della gravità del comportamento di Milioni, principale responsabile di quanto successo.

E così mentre Vincenzo Piso, coordinatore regionale del PdL, parlava di “un abuso che vogliamo sia sanato dal punto di vista politico e giuridico”, il sindaco Alemanno, in prima linea già da ieri con la prima iniziativa indetta dalla Polverini a Piazza del Popolo, è costretto a mostrarsi più cauto, dopo che anche l’appello a Napolitano è prevedibilmente caduto nel vuoto.
“Sono obbligato a essere ottimista – si è limitato a dire – perché sarebbe una catastrofe per la democrazia a Roma se il principale partito non fosse rappresentato”. D’altronde le leggi valgono per tutti e non si capisce perché il PdL, in base al risultato ottenuto alle ultime elezioni Europee, dovrebbe essere esentato dal rispettarle.
Inoltre, proprio mentre Berlusconi parlava di “dilettanti” , il ministro Rotondi di “banda di incapaci” e molti mormoravano di un possibile complotto anti-Polverini ideato dagli ex-forzisti cui Milione fa capo, anche in Lombardia è scoppiato per il PdL un nuovo bubbone legato alla presentazione delle liste.

La lista “Per la Lombardia” di sostegno a Formigoni, la cui candidatura rimane valida nonostante la denuncia dei Radicali che impugnano una legge che vieterebbe di ricoprire l’incarico di governatore per tre mandati consecutivi, non è stata infatti ammessa dalla Corte di Appello di Milano che ha riscontrato l’irregolarità di 514 firme.
Un insieme di fattori che ha provocato la divertita reazione di Umberto Bossi, speranzoso che la magra figura offerta in queste ore dal Popolo delle Libertà permetta alla Lega Nord di raccogliere ancora più voti al nord. “Non riesco a vedere cosa possa fare il Presidente della Repubblica – ha detto in un’intervista – se interviene rischia di sconfinare su competenze altrui. E’ la destra che ha sbagliato, se avesse presentato una lista la Lega avrebbe preso un sacco di voti. Come si fa a sbagliare nella presentare le liste elettorali?“.

Mattia Nesti