Cosentino: Cassazione stabilisce l’arresto, ma il Parlamento non dà il via libera

Roma, 2 marzo. Anche la Suprema Corte conferma la correttezza della “motivazione con la quale il gip di Napoli ha confermato le esigenze cautelari per Nicola Cosentino”, a motivo dell’accusa a carico del sottosegretario all’Economia, di concorso esterno con gli affari dell’associazione mafiosa del clan dei Casalesi. Il Parlamento, invece, non ha dato il via libera all’esecuzione dell’arresto.

L’iscrizione nel registro degli indagati del nome di Nicola Cosentino, non è stata fatta tardivamente, a quanto comunicato dai giudici della Cassazione, e rispetta dunque il previsto termine dei due anni a partire dalle dichiarazioni accusatorie perpetrate dal collaboratore Gaetano Vassallo.i termini sono azni ancora in corso  non essendo a tutt’oggi scaduti.

La Cassazione, nella sentenza relativa alla custodia cautelare, ha così replicato rivolgendosi alla difesa di Cosentino, che riteneva tardivi i termini di iscrizione nel registro degli indagati. I legali del sottosegretario all’Economia avevano infatti deciso di chiedere, nella linea della difesa da loro programmata, che la Cassazione prendesse atto delle date e dichiarasse di conseguenza la “inutilizzabilità” di tutti gli atti investigativi, fra cui anche i più schiaccianti, ossia le dichiarazioni che ci sono state da parte del collaboratore Vassallo.

La Suprema Corte ha constatato invece, dopo un accurato esame di tutti gli atti cui aveva fatto riferimento la prima sentenza contestata dai legali di Cosentino, che l’iscrizione del sottosegretario nel registro degli indagati, avvenuta il 12 febbraio 2009, e dunque pochi giorni prima della richiesta cautelare, si basa sulle dichiarazioni di Vassallo nel 2008 anziché su alcune affermazioni di collaboratori di giustizia presunti  “casalesi”, rese fra il 1996 ed il 1997.

Si legge infatti nella sentenza di oggi, che “il discorso giustificativo della decisione applicativa della misura cautelare appare senz’altro esaustivo. Il Gip ha diffusamente trattato ogni tema rilevante a cominciare da quello, fondamentale, della verifica di affidabilità soggettiva del Vassallo e degli altri collaboratori di giustizia e da quello di attendibilità intrinseca ed estrinseca delle loro dichiarazioni accusatorie. Inoltre – si prosegue nella sentenza –  la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per l’indicata categoria di delitti giustifica l’applicazione della più grave misura cautelare, considerata, ope legis, l’unica adeguata rispetto alle esigenze cautelari riconducibili alla commissione dei suddetti delitti”.

Ugualmente, in palese contrapposizione con quanto deciso dalla Suprema Corte di Cassazione, la Camera non ha dato oggi il via libera per procedere all’arresto di Nicola Cosentino, cosa che sarebbe resa possibile soltanto a seguito di eventuali libere dimissioni da parte del sottosegretario all’Economia.

S. K.