Matteo Ricci tra mostre e convegni, studi e leggende

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:21

A Roma e Treviso sono state allestite due mostre dedicate a Matteo Ricci. Queste esposizioni sono state accompagnate da riflessioni e ricerche che saranno proposte in due appuntamenti organizzati in questo mese.

Oggi, 2 marzo, a Roma si è tenuta la giornata di studi “Matteo Ricci plasmato dai cinesi”. Promossa dall’Università Gregoriana, parte dall’esperienza del gesuita a Zhaoqing, prima residenza cinese dopo il periodo di formazione a Macao, per indagare quello che oggi si chiama inculturazione e che il missionario di Macerata avrebbe chiamato “accomodamento”. Non a caso il titolo è stato accompagnato da una citazione tratta da una lettera di Ricci: “In tutto mi accomodai a loro”.

Il processo di inculturazione, tema discusso anche in passato da studiosi di diverse discipline, sarà ripreso nel convegno internazionale organizzato a Macerata dal 4 al 6 marzo. “Scienza, ragione, fede. Il genio di padre Matteo Ricci” entrerà nel vivo dei lavori con la relazione dell’astrofisico Matteo Bersanelli sui rapporti fra astronomia, scienza e fede.

La sessione dedicata al contesto storico e alla formazione di Ricci sarà seguita da quelle dedicate agli strumenti culturali utilizzati dai gesuiti nel rapporto con i cinesi e all’inculturazione del cristianesimo nel Celeste Impero.

Queste iniziative però non devono fare credere che su Matteo Ricci sia già stato detto tutto o che non ci siano punti in cui i pareri divergono.

Anzi c’è persino quella che è stata chiamata “tenace leggenda” dal gesuita Pasquale D’Elia, curatore delle Fonti Ricciane. Il tema in questione riguarda il mappamondo disegnato da Ricci. Di esso si è detto in passato, ma anche tuttora, che mette la Cina al centro del mondo e che il Celeste Impero è più grande rispetto agli altri Paesi.

Mappa di Ricci (1602): particolare

Incuriosita da un’intervista ad AsiaNews concessa da Gianni Criveller, membro del Pontificio Istituto Missioni Estere e studioso di Ricci, gli ho chiesto di indicarmi le fonti di questa “leggenda”, già criticata da D’Elia e, nel convegno organizzato nel novembre 2009 dal Ricci Istitute di Macao, anche dal cartografo Angelo Cattaneo.

Bisogna dire che della prima e della seconda edizione della mappa di Ricci, Yudi shanhai quantu (Mappa completa delle montagne e dei mari del mondo), pubblicate a Zhaoqing nel 1584 e a Nanchino nel 1600, non ci sono più gli originali.

Delle successive edizioni riviste da Ricci, esistono due copie autentiche della terza edizione (1602). Nella Mappa completa della miriade di Paesi nel mondo (Kunyu Wanguo Quantu) possiamo vedere che il meridiano centrale è a est del Giappone, lasciando Europa, Africa e Asia a sinistra dell’osservatore e il continente americano a destra. Passa quindi sull’Oceano Pacifico, ad eccezione di una parte che attraversa la Siberia.

È un punto di vista diverso da quello cui siamo abituati, in cui la Cina non è così periferica come siamo soliti a vederla, ma nemmeno pienamente centrale. Le dimensioni inoltre non sono alterate.

Questi dati non sono stati presi in considerazione da alcuni siti cinesi che hanno preferito la versione “leggendaria”. A loro discolpa c’è da dire che se le fonti originali non sono spesso prese in considerazione in Italia, ai cinesi restano le versioni di “seconda mano”. Da qui la raccomandazione di Criveller di leggere i documenti originali.

Lo stesso Ricci, infine, se da un lato fu contento degli elogi ricevuti dal governatore di Zhaoqing e da altri mandarini, ricevette anche le critiche di chi riteneva che il Celeste Impero non fosse stato disegnato con il giusto riguardo.

Questa è la riprova che l’unico modo per non sbagliare e per non essere criticati resta sempre quello di non fare nulla. Ma così non andrebbe avanti il (mappa)mondo…

Laura Denaro