Annozero, Vespa e Ballarò: insieme contro la par condicio

La manifestazione di ieri indetta dall’Usigrai di fronte alla sede romana della Rai che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone (hanno aderito, tra gli altri, anche il Partito Democratico, la Federazione della Sinistra, l’IdV, il Popolo Viola e Articolo 21) è destinata a riaprire il dibattito sulla par condicio, rispolverata dalle norme introdotte dal radicale Beltrandi con l’appoggio del PdL che, in questi giorni, hanno portato alla cancellazione dei programmi di approfondimento del servizio pubblico.
Sul palco si sono succeduti gli interventi dei volti più importanti dell’informazione Rai (Santoro, Annunziata, Vespa, Floris, Iacona…) a testimonianza di un indignazione “trasversale” nei confronti di un provvedimento ritenuto lesivo della libertà di informazione.

E’ difficile credere che i Radicali, storicamente impegnati, come movimento ancora prima che come partito, al fianco delle battaglie per la libertà in tutte le sue forme, volessero giungere ad un simile epilogo; rimane il fatto che, come ha ricordato Michele Santoro, proseguendo lo scambio di frecciate con Vespa, il centrodestra sarebbe assai felice di rimuovere dal palinsesto, nelle settimane precedenti al voto, un programma come “Annozero”, capace di conquistare uno share medio del 20%, da sempre considerato antagonista alla maggioranza e al premier.
Quando uno spazio televisivo di approfondimento, un giornale o una radio è costretto a chiudere per motivazioni estranee alla sua volontà, è sempre l’informazione, nel suo complesso, a rimetterci. Per questo, se la situazione fosse stata gestita senza preoccuparsi ad ogni costo dei propri interessi di bottega, sarebbe stato probabilmente possibile trovare un compromesso in grado di salvaguardare al tempo stesso i programmi di approfondimento e la par condicio.

Pensare, come ha rivendicato Floris in un’intervista a “Che tempo che fa”, che il conduttore di un programma politico abbia il diritto, sempre e comunque, di decidere quali esponenti politici invitare e quanto tempo dedicarli, è pericoloso e profondamente anti-democratico. In America, modello fin troppo beatificato dai paladini della libera informazione, questo, in periodo di campagna elettorale, non sarebbe possibile.
Il servizio pubblico, prima di una qualsiasi tornata elettorale, ha il dovere di informare i cittadini offrendo spazio alle idee di tutte le forze politiche che legittimamente, grazie alle firme raccolte fra i cittadini stessi, prenderanno parte alle elezioni; anche se questo giustifica, in nessun caso, la censura verso programmi di approfondimento che potrebbero svolgere benissimo il loro compito informativo anche senza rappresentanti politici in studio o con una partecipazione dei partiti rigidamente regolata da norme che garantiscano la par condicio.

Evidentemente, da entrambe le parti, si è arrivati ad una estremizzazione ideologica delle proprie posizioni che, probabilmente, contribuirà a lasciare immutata l’attuale insana situazione; e a rimetterci, anche questa volta, saranno l’informazione e la democrazia, sempre più martoriata, di questo Paese.