Di Pietro sul debito pubblico: “Tremonti, dove sei?”

Il debito pubblico italiano è alle stelle. Una situazione preoccupante per l’economia del nostro paese, alle prese con tanti altri problemi. Sull’argomento è intervenuto il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sul suo blog ha scritto: “Non mi conforta sapere che l’Italia sia l’ultima o la penultima in una lista di Paesi con prospettive disastrose per il proprio futuro, in odor di default insomma. Certo peggio di noi magari stanno la Turchia, o il Tagikistan ma un governo dovrebbe pensare, e gli italiani lo chiedono, a come portare il Paese in vetta a primati edificanti e non traguardarlo ad una sterile discussione di quanto vicino o lontano sia dal peggiore esempio in circolazione sulla piazza. E’ chiaro che se il Paese non vuol fare la fine della Grecia, gli italiani hanno bisogno di qualcuno che gli dica la verità e li inviti a rimboccarsi le maniche.

L’Italia dei Valori intende capire quale sia lo stato di salute del Belpaese e sta proponendo in tutte le sedi opportune delle proposte per poter affrontare la stretta economica che sta sgretolando l’economia reale e che sta cominciando ad erodere il risparmio ed il benessere accumulato in oltre cinquant’anni di prosperità. Ma quest’attività oggi è ostacolata dal governo che non vuole affrontare l’argomento nelle sedi preposte, intento a portare avanti i propri tornaconti nazionali ed ora anche locali. Ma per capire se la nostra cura, fatta di punti programmatici, è efficace o meno dobbiamo visitare il paziente.

Guardando i numeri la diagnosi non fa ben sperare, l’Italia ha un debito pubblico di un ordine di grandezza superiore a quello della Grecia (1.800 contro i 298 miliardi greci), un deficit senza uguali (115%) e nuvole nere che si addensano all’orizzonte, come segnalato da un articolo del New York Times del 23 febbraio. L’articolo, a triplice firma, non ha riscosso successo negli editoriali di Minzolini, né negli esilaranti Tg di Fede, il governo ha reagito con un rumorosissimo silenzio anche se la notizia non è passata inosservata nel resto d’Europa e molti, infatti, hanno espresso preoccupazione”.