Il crocefisso tornerà in aula? Si vedrà…

Il caso che ha fatto discutere, spaccando l’opinione pubblica italica, nasce qualche mese fa. Una madre di origini finlandesi, ma residente a Padova, aveva chiesto che il crocefisso che troneggia presso le aule delle scuole fosse rimosso presso le classi frequentate dai suoi figli al fine di sottolineare la laicità dello Stato.

La legge italiana non le ha dato ragione, a fronte di ciò la signora in questione ha presentato il proprio ricorso direttamente al Tribunale di Strasburgo. I giudici hanno ribaltato la prima sentenza suscitando le ire di molti italiani, del Vaticano nonché del Governo Berlusconi. Ecco alcuni punti salienti della decisione che ha infiammato gli animi:

“La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione. Ciò potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

Il Governo aveva immediatamente annunciato il proprio ricorso che è stato accettato dalla Corte di Strasburgo.

Dal documento che l’Italia ha redatto per “convincere” la Corte a riaprire il caso emergono le tesi che il governo sosterrà per difendersi dall’accusa di aver violato i diritti della signora Lautsi e dei suoi figli. Nella fattispecie  ci si concentrerà sulleconseguenze impreviste e paradossaliche potrebbe avere la questione nel caso l’epilogo fosse a sfavore dell’esibizione del simbolo religioso:

Se la Grande Camera non riscriverà la sentenza si rischierà di dover abbattere chiese e cattedrali europee, dover togliere le foto dei capi di stato dalle classi e addirittura di non poter più chiudere le scuole durante le vacanze di Natale.”

Al momento la diatriba è ancora in corso, va sottolineato che, questa volta, la sentenza pronunciata sarà definitiva.

Valeria Panzeri