In mano a Dell’Utri il Pasolini scomparso

Marcello Dell’Utri sorprende tutti. Il senatore del Pdl, noto bibliofilo, ha un dattiloscritto scomparso di Pierpaolo Pasolini: si tratta di un capitolo del romanzo incompiuto “Petrolio”. La scoperta sarà svelata solo all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano, che si terrà al Palazzo della Permanente dal 12 al 14 marzo. Allo scrittore e poeta, di cui quest’anno ricorre il 35º anniversario della morte, sarà dedicata una retrospettiva con fotografie inedite e con tutte le prime edizioni delle sue opere. E proprio all’interno di questa sezione sarà esposto il misterioso dattiloscritto.

«L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha affermato il senatore – è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei». A proposito del destino del dattiloscritto, Dell’Utri non ha esitato a parlare di «giallo»: «Credo – ha sostenuto – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini».

Immediate le reazioni. Sulla vicenda si è espresso Gianni D’Elia, poeta, saggista e scrittore, che per primo, nel suo volume “Il petrolio delle stragi”, ha individuato l’importanza del capitolo scomparso del libro postumo di Pasolini: «Pazzesco, roba da matti, incredibile – ha commentato -. Quel capitolo del romanzo “Petrolio”, ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d’Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un “corpo di reato”. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini – ha affermato D’Elia -. Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale – ha aggiunto – ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata», ha concluso.

Gli ha fatto eco il deputato del Pd, Roberto Zaccaria: «È materia sulla quale non si scherza, quel capitolo trafugato nella casa di Pasolini, è stato ritenuto da studiosi e magistrati assai significativo per indagare su una parte rilevante e drammatica della storia d’Italia. Dunque, se questo tesoro ora è nelle mani del senatore Dell’Utri – ha detto Zaccaria – è importante che l’opinione pubblica sappia anche come questo sia potuto accadere».

“Petrolio” è uno dei lavori più importanti di Pier Paolo Pasolini: un romanzo-inchiesta al quale lo scrittore stava lavorando prima della morte, pubblicato postumo nel 1992, grazie all’iniziativa di Piero Gelli. Il protagonista del romanzo si chiama Carlo ed è un brillante ingegnere torinese che lavora all’Eni. Nel testo, il personaggio appare però in una duplice veste, simbolo di un periodo storico contraddittorio e controverso.

Ma il dattiloscritto scomparso di Pasolini non è l’unica sorpresa che la mostra riserverà ai lettori italiani e stranieri: tra i gioielli in esposizione ci saranno alcune stampe rare, come la «ventisettana» del “Decameron” di Boccaccio, la prima edizione italiana di “Don Chisciotte”, risalente al 1622, e una “Grammaire Turque” del 1730, primo esemplare di incunabolo in caratteri latini stampato a Istanbul.

Maria Elena Tanca