Iran contro la libertà d’opinione: arrestato il regista Panahi

Il regista iraniano Jafar Panahi

Ci sono paesi in cui l’informazione è (teoricamente) libera ma giornalisti e artisti si autocensurano; e ci sono paesi in cui dire la propria opinione è reato, ma c’è chi continua ancora a farlo con coraggio. Il regista iraniano Jafar Panahi, sostenitore dell’opposizione di Governo guidata da Mirhossein Mousavi, aveva reso nota la sua intenzione di voler girare un film sull’ondata di proteste anti-governative degli ultimi mesi. Inevitabile la reazione del liberticida governo iraniano, che nella giornata di lunedì ha ordinato l’arresto del cineasta.

L’irruzione nella casa del regista da parte delle forze dell’ordine sarebbe avvenuta all’incirca alle 10 di lunedì sera, durante una cena in cui Panahi ospitava una quindicina di ospiti, tra cui molti attori e registi. La scelta del momento ovviamente non è stata casuale: oltre al regista, a sua moglie e una delle sue figlie, sono stati arrestati anche i registi Mohammad Rasulov, Mahnaz Mohammadi, Rokhsareh Ghaem-Maghami e il cineoperatore Ebrahim Ghafari. La casa del regista è stata perquisita e alcuni dei suoi beni sono stati sottoposti a sequestro.

A chi ha accusato il governo iraniano di aver effettuato un arresto “politico”, il procuratore della capitale, Abbas Jafari Dolatabadi, ha risposto che “l’arresto di Jafar Panahi non ha motivazioni legate alla politica o al fatto che lui sia un artista”. “E’ sospettato di aver commesso…qualche crimine – ha poi aggiunto Dolatabadi – e il suo arresto è stato eseguito su ordine del giudice, insieme a quello di un’altra persona. Le indagini del caso sono ancora in corso”. Dichiarazioni, queste, che francamente non convincono nessuno.

Come anticipato Panahi era ufficialmente schierato dalla parte dell’opposizione democratica guidata da Mousavi. Già nella scorsa estate era stato fermato dalla polizia, con moglie e figlia, per aver partecipato alla commemorazione di Neda Agha-Soltan, la giovane ragazza iraniana intervenuta durante i moti di protesta anti-governativi. Da settembre, poi, al regista era stato proibito di lasciare il paese, dopo che al festival di Montreal aveva dichiarato il suo appoggio all’Onda Verde (il movimento di protesta contro Ahmadinejad). Gli è stato così impedito di partecipare ai festival cinematografici di Mumbai e Berlino.

Proprio al Festival di Berlino del 2006 il pluripremiato cineasta iraniano si era aggiudicato l’Orso d’argento per il film “Offside”; al Festival di Venezia, invece, nel 2000 aveva vinto il Leone d’Oro con il film “Il cerchio”. In entrambe le pellicole Panahi denunciava la condizione della donna in iran. Testimonianza, questa, di una carriera artistica spesa all’insegna della libertà di pensiero e di opinione: la stessa che adesso gli è stata negata. C’è da augurarsi che le condanne unanimi dei paesi occidentali – sempre molto temptestive ad arrivare quando i temi in gioco sono petrolio e nucleare – non tardino ad arrivare, insieme ad una partecipazione attiva per liberare Panahi, i suoi colleghi e la sua famiglia.

Roberto Del Bove