Povia depresso e nevrotico, lui ammette: “La musica mi aiuta”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:19

Il cantautore milanese Giuseppe Povia conosciuto dal grande pubblico e venuto alla ribalta nel mondo della musica italiana grazie alla composizione di brani legati all’ attualità e canzoni, che riprendono in modo critico e scottante temi che hanno diviso l’ opinione pubblica, si è confidato in un’ intervista esclusiva al settimanale Di Più Tv.

Povia, che ormai ha fatto il callo al clamore che si scatena ogni qualvolta è in procinto di presentare un suo nuovo lavoro discografico, è un assiduo frequentatore, almeno in questi ultimi anni del palco Ariston; da “I bambini fanno ooh” che, pur non partecipando alla kèrmesse di musica leggera italiana fu scelta nel 2005 come canzone simbolo per la campagna di solidarietà dei bambini del Darfur.

La vittoria sanremese arrivò comunque un anno più tardi con “Vorrei avere il becco“, per arrivare secondo classificato con la contestatissima “Luca era gay“, che mise in subbuglio e scatenò la rabbia dei più importanti movimenti omosessuali in Italia; quest’ anno non è andata secondo i pronostici della vigilia e l’ artista milanese non ha riscosso il successo che ci si aspettava presentando un altro singolo pregno di significati, “La Verità“, incentrato sul problema dell’ eutanasia ed in particolare sulla storia di Eluana Englaro morta l’ anno scorso, dopo essere stata per 17 anni in stato vegetativo.

La musica è fondamentale per Povia, come per tutti i cantanti, ma per il cantante milanese lo è ancora di più ed ha avuto un risvolto terapeutico, ha rappresentato una via d’ uscita alla depressione che ammette, lo ha assillato sin da piccolo con fastidiose nevrosi, a volte incontrollabili:

“Ho sempre avuto leggere nevrosi, alti e bassi del sistema nervoso. Già a sedici anni avevo scatti che non riuscivo a controllare, mi succedeva quando ero a scuola o con gli amici del mio quartiere. Da quello che ho capito è un problema che potrei avere ereditato da mia madre. Quando poi ho capito che desideravo fare il cantautore, le tensioni più grosse le ho attraversate accorgendomi che era una professione davvero difficile. Ma scrivere canzoni, suonarle, e poi scriverne di nuove mi faceva sentire bene. Andando avanti nella mia carriera artistica, la depressione con cui avevo imparato a convivere era come se si fosse addormentata. Io sapevo che c’era e stavo attento a non risvegliarla. Ora sto molto meglio: anzi, sono sette anni che sto decisamente meglio”.

Gionata Cerchiara

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!