Protesta in via Teulada: cittadini e giornalisti dicono no alla “censura”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:50

Giornalisti, politici e gruppi di cittadini hanno ieri dato vita in via Teulada alla protesta contro lo stop deciso dalla Rai alle trasmissioni di approfondimento politico fino alle prossime elezioni. Dopo la mancata messa in onda di “Porta a Porta” lunedì sera, ieri è toccato a “Ballarò” che ha dovuto cedere il posto alla programmazione alternativa stabilita dall’azienda.

Giovanni Floris era ieri in piazza a ribadire il proprio disappunto contro l’annullamento temporaneo dell’informazione completa e plurale. “La politica – ha detto – deve dimenticarsi l’idea di poter scegliere chi va in onda. Per non scegliere, ha chiuso tutti. Più in basso di così non si può. La Rai rinuncia al suo core business e al servizio pubblico e in fondo al regolamento sulla par condicio – ha aggiunto – si trova la Costituzione, che vale per tutti. Tutti i giornalisti approfitteranno dell’articolo 21 che tutela tutti, dalla A di Annunziata a Floris, da Minzolini fino a Vespa”.

Ad animare l’iniziativa promossa dalla Fnisi (Federazione nazionale stampa italiana) anche l’intervento di Michele Santoro. “Siamo qui – ha iniziato il conduttore di Annozero – perchè siamo diversi ma vorremmo essere uguali agli altri. Io non voglio essere un avatar della televisione. L’unica buona legge sulla libertà di stampa è nessuna legge sulla libertà di stampa“. Non solo. Santoro ha anche annunciato che il 25 marzo ci sarà “uno sciopero bianco sulla libertà di espressione”.  “Saremo in una piazza di una città italiana – ha promesso il giornalista di Rai2 – e sarà una trasmissione straordinaria” che – ha precisato – anche se non verrà trasmessa dalla Rai avrà modo di essere seguita, magari attraverso il Web.

Dopo di lui a calcare il palco della protesta è stato un contestato Bruno Vespa che è riuscito comunque a esprimere il suo pensiero sulla decisione dettata dal Cda di viale Mazzini e sulla necessità di accettarla. “Questo provvedimento – ha esordito – è molto pericoloso, è un boomerang, una bruttissima pagina di democrazia. Diciamo che le regole sono magari sbagliate, ma se esistono, sono abituato a rispettarle. Lavoro in Rai da 40 anni – ha precisato Vespa – e non mi convincerete mai del contrario. Bisogna combattere perché le regole cambino, ma la democrazia non è solo un diritto ma anche un dovere”.

Presente anche la giornalista Lucia Annunziata che ha deciso di autosospendere la sua trasmissione “In mezz’ora” in segno di solidarietà ai colleghi “oscurati”. “L’autosospensione era necessaria – ha spiegato – e per tutte le trasmissioni che non andranno in onda quelle che vedrete con questa par condicio impediranno di seguire le elezioni, è una situazione ridicola. Torno dall’Iraq dove ero per seguire le elezioni irachene e lì ero libera di parlare della persecuzione nei confronti dei cristiani mentre qui – ha concluso l’Annunziata – non posso parlare della Bindi o della Binetti”.

“La par condicio esiste da dieci anni – ha invece notato Corradino Mineo – e proprio oggi, dopo che il presidente del Consiglio ha detto che i talk show politici sono dei pollai, proprio la par condicio chiude queste trasmissioni. A dubitare forse si sbaglia – ha concluso – ma è bene che qualcuno lo faccia”.

Alla manifestazione di protesta hanno partecipato anche alcuni esponenti politici del Pd, dell’Udc e dell’Idv, mentre la gente in via Teulada ha scandito slogan come “No censure Rai” e “Berlusconi: Minzolini ti assolve, la storia ti condannerà”.

La protesta contro la Rai è uscita dal tubo catodico per trasferirsi nelle piazze. Lontana da filtri e categorici interventi.

Maria Saporito