Regionali: liste escluse, un errore nella legge che regola la procedura?

La bufera che si è scatenata sulle liste del P.D.L. escluse dalle elezioni regionali del 28 e 29 Marzo, ha ora  altro materiale per non placarsi;  svolgendo alcune ricerche mi sono imbattuto negli articoli di legge che disciplinano le procedure sulla presentazione delle liste per le elezioni regionali, sul loro esame da parte dell’ufficio circoscrizionale e sugli eventuali ricorsi riguardanti liste contestate. In specifico  la legge è quella emanata il 17 Febbraio del 1968, n.108, e pubblicata il 6 Marzo successivo sulla Gazzetta Ufficiale. Segnalo, con curiosità,  quella che potrebbe essere un’inesattezza contenuta nel testo dell’articolo 10  della suddetta legge  che recita in questo modo:

L’ufficio centrale circoscrizionale, entro ventiquattro ore

dalla scadenza del termine stabilito per la presentazione

delle liste dei candidati:

verifica se le liste siano state presentate in termine,

siano sottoscritte dal numero di elettori stabilito e comprendano

un numero di candidati inferiore al minimo prescritto;

dichiara non valide le liste che non corrispondano

a queste condizioni e riduce al limite prescritto quelle contenenti

un numero di candidati superiore a quello dei seggi

assegnati alla circoscrizione, cancellando gli ultimi nomi;

ricusa i contrassegni che non siano conformi alle norme di

cui all’articolo precedente;

Stando al contenuto dell’articolo, ogni lista che ecceda il numero minimo di candidati previsto, dovrebbe essere dichiarata non valida. Questo ovviamente avverrebbe per tutte le liste presentate, in quanto il numero minimo è quello da superare e non quello sotto il quale bisogna rimanere. Si tratta, sempre che la mia comprensione del periodo non sia errata, di un errore concettuale che ribalta il concetto di liste non valide. Quelle dichiarate tali sarebbero infatti tutte quelle con un numero di candidati maggiore di  o uguale a quello appena sufficiente per poter presentare la lista. A rigor di logica infatti la frase esatta dovrebbe essere “e comprendano un numero di candidati non inferiore al minimo prescrittooppure al posto di minimo dovrebbe esserci la parola massimo (…inferiore al massimo prescritto).

Attraverso un’ulteriore analisi, si nota che i primi due criteri di verifica della regolarità delle liste risultano essere scritti in senso positivo, anche se soggetti ad una condizione: “se le liste siano state presentate in termine” e se “siano sottoscritte dal numero di elettori stabilito”; è da stabilire se il terzo, nelle intenzioni di chi ha redatto la legge ai tempi doveva essere nella forma negativa ”non inferiore” e di conseguenza se ne trarrebbe la conclusione che sia stato dimenticato un “non” oppure se, nel progetto originario, anch’esso fosse in forma positiva e quindi al posto della parola “minimo”  doveva essere scritta la parola “massimo”,

 

C’è un ma ( e probabilmente non ce n’è solo uno) : come si può vedere a questo link, la fonte delle informazioni utilizzata è il sito del Ministero dell’Interno, fonte quindi ufficiale e assolutamente affidabile, ma in materia legale, l’unica fonte che fa fede è quella  della Gazzetta Ufficiale. Bisognerebbe quindi ritrovare la pubblicazione originale del 1968 per poter essere certi che la legge emanata il 17 Febbraio sia veramente stata scritta nel modo riportato dal sito del Ministero dell’interno. Potrebbe essersi infatti verificato un banalissimo caso di errore di trascrizione. Altre fonti però, come quella del Comune di Jesi, , riporta l’art 10 della legge in questione esattamente nello stesso modo.

Le conseguenze sul piano politico, anche la legge fosse veramente stata scritta originariamente in questo modo, sono materia per avvocati.

A.S.