Terremoto: il Vaticano allunga le mani su L’Aquila

La visita di Benedetto XVI era stata, pochi giorni dopo il sisma, la prima importante passerella mediatica, seguita poi dall’imponente G8 di luglio, che aveva costretto L’Aquila, ancora distrutta e sconvolta dalla tragedia, a dover fronteggiare un “grande evento” per cui fu mobilitato un enorme apparato organizzativo e di sicurezza.
In quelle ore, però, qualsiasi polemica sollevata contro l’apparizione del Papa, di Berlusconi e di un numero infinito di altri esponenti politici che giungevano in territorio abruzzese dopo aver allertato il maggior numero di giornalisti possibile, era ritenuta, anche giustamente, fuori luogo.

Oggi, a quasi un anno da quel famigerato 6 aprile, gli aquilani hanno deciso di riprendersi la loro città, il loro centro storico e le loro vite, stanchi di vivere ingabbiati nei contaneir o negli alberghi disseminati lungo la costa e disposti ad impegnarsi, in prima persona, per ricostruire il loro territorio, per tornare a vivere.
Dopo che Bertolaso si è giustificato spiegando che nessuno lo aveva avvertito del fatto che le macerie andavano rimosse dal centro della città e dai borghi circostanti, l’inizio delle procedure che dovranno portare ad avviare la ricostruzione vera e propria sembra ormai imminente.
E anche la Chiesa, naturalmente, vuole essere in prima linea.

Esprimiamo la volonta’ della Chiesa, – ha spiegato il Vescovo ausiliare dell’Aquila, monsignor Giovanni D’Ercole – come gia’ avvenne dopo il terremoto del 1703 e dopo la seconda guerra mondiale, di collaborare alla ricostruzione, superando incomprensioni o dissapori del passato, perche’ il futuro della citta’ e’ possibile solo con un’alleanza stretta e forte tra istituzioni civili ed ecclesiali […] Abbiamo chiesto di incontrare l’8 marzo il sindaco, la giunta e il consiglio comunale per sottolineare questa nostra volonta’. E’ necessario ripensare la citta’ facendo tesoro del patrimonio passato”.
Parole che, almeno in superficie, sembrano ricche di buone intenzioni, tanto che qualcuno potrebbe anche essere indotto a pensare che la Chiesa abbia intenzione di mettere mano al proprio immenso patrimonio economico, frutto anche delle varie agevolazioni legate all’8 x mille e al pagamento dell’Ici, per dare una mano a ricostruire presto e bene il capoluogo abruzzese.

Peccato che, al momento, l’unico intervento della Chiesa aquilana è stato denunciato dal “Comitato 3 e 32” che, lo scorso mese, ha spiegato come Guido Bertolaso, nelle sue ultime ore “al comando”, avesse deciso, insieme al sindaco Cialente, di consegnare “con scarso senso democratico” (sue parole testuali, ndr) Piazza D’Armi, luogo simbolo delle tendopoli, ai celestini per permettere loro di costruire la loro nuova mensa.
I comitati, ovviamente, chiedevano che lo spazio rimanesse pubblico e adibito a parco.

“Ci sono altre zone – spiegavano in un comunicato – dove il progetto della mensa – finanziato tra gli altri da Protezione Civile, Carispaq e il quotidiano Il Centro – può essere collocata. In uno dei tanti terreni della Chiesa ad esempio. Siamo stufi che gli interessi della Chiesa siano sempre privilegiati e il caso della nuova Casa dello studente lo conferma”.

Mattia Nesti