Ferzan Ozpetek e Riccardo Scamarcio combattono l’omofobia

Essere gay é un impedimento per la vita degli esseri umani? Secondo il famoso regista Ferzan Ozpetek sembrerebbe proprio di sì, visti i 30 anni di battaglie che non hanno ancora portato a niente di buono: “Non bisogna mollare, non si deve dare per scontato quel che ci pare di aver conquistato. Noi viviamo in un mondo ovattato, dove tutto è carino e piacevole e tutto è tollerato. Ma fuori non è così. Fuori ci sono figlie lesbiche rifiutate dalle madri, figli gay osteggiati dai padri, se non uccisi, come è capitato qualche anno fa a Siracusa. Un fatto di cronaca che mi impressionò fortemente. Ci sono violenza, intolleranza, ci sono le ronde, i picchiatori, ci sono i bulli che tormentano i ragazzini. Ma il mio non è un film sui gay, è un film sul rapporto tra un genitore e un figlio”, ha spiegato il regista.

Torino é stata assediata da ragazzi e ragazze per il film “Mine vaganti”, in uscita venerdì 12; nella città hanno fatto così capolino il regista e anche il suo protagonista, Riccardo Scamarcio che ha scaldato la piazza dicendo: “Siete una regione civile, non fatevi contaminare dalla Lega”.
Il regista turco dice di voler dedicare il film a suo padre che non c’è più e a tutti quei padri che faticano ad accettare le scelte di vita dei figli: “Un padre considera il figlio una parte di sé, un braccio, un prolungamento. È comprensibile il desiderio che sia come lui, così come è comprensibile la paura che non lo sia, che sia diverso. Ma la domanda che dovrebbe rivolgergli non è: sei gay? sei acrobata? sei ballerino? Dovrebbe soltanto chiedergli: sei felice?”.
Dopo “Le fate ignorati” arriva “Mine vaganti” che sono due pellicole con molte cose in comune, assonanza a parte, ma il regista dice di non voler diventare una sorta di manifesto omosex, anzi.
“Le signore mi incontrano e mi chiedono: Ferzan, quand´è che ti decidi a fare un film non gay? A parte il fatto che forse non hanno visto “Un giorno perfetto” o “Cuore sacro”, mi domando: perché non chiedono agli altri registi quando si decidono a fare film non eterosessuali?”.

Alessandra Battistini