La Asl di Milano risponde all’allarme psicologi precari

L‘Asl di Milano risponde, con carte alla mano, all’allarme psicologi precari scatenato ieri dall’Ordine regionale, dimostrando che l’organico è diminuito di poco e che i rapporti libero professionali non possono essere considerati precariato.

In una nota dichiara il direttore  Walter Locatelli che “L‘Asl si è sempre fatta carico di corrispondere l’adeguata offerta socio-sanitaria nell’ambito della tutela minorile, consultoriale e delle dipendenze, aree di specifica competenza“.

“La trasparenza che caratterizza il nostro ente pubblico, sul cui sito internet sono resi pubblici gli incarichi di tutti i professionisti che con l’Asl Milano hanno stabilito un rapporto di natura professionale, ha indotto a un’affrettata ed erronea lettura della situazione lavorativa degli psicologi precari”.

Inoltre nella nota è riportata una tabella datata 2009, in cui vengono riportati i nomi degli specialisti che hanno avuto più incarichi nel corso dell’anno e coloro che invece hanno terminato la collaborazione con la struttura alla fine del 2009.

Il direttore Locatelli sostiene che, l’organico dei professionisti con incarichi si è ridotto di poco nel 2010, “A una lettura attenta della tabella, emerge che i collaboratori presenti a regime, nello scorso anno, erano 85 e non 136”.

Quest’anno precisa sempre il direttore, “5 professionisti proseguono l’attività iniziata nel 2009, mentre 77 sono incaricati in attività istituzionali non differibili. E la procedura di attribuzione di incarichi non è ancora compiutamente realizzata, per cui in realtà si andrà a superare dal punto di vista numerico l’entità del contingente di professionisti psicologi che collaborano con l’Asl”.

Conclude infine Locatelli parlando dell’assistenza in carcere ai minori, che l’Asl “assolve ai propri compiti istituzionali nel pieno rispetto della legislazione“.

“Ricordo inoltre che la politica aziendale è volta a ridurre il precariato con percorsi di strutturazione e stabilizzazione che la Regione ha reso possibile con specifici interventi. Ma va sottolineato che i rapporti libero-professionali non possono essere intesi come lavoro precario”.

g.