Calcio: Dunga e Lippi uniti dalle loro scelte

Marcello Lippi da una parte, Carlos Caetano Bledorn Verri meglio noto come Dunga dall’altra. Il primo con un palmares di vittorie ottenute da allenatore da fare invidia a chiunque; il secondo non è da meno avendo vinto un Mondiale, una Coppa America e una Confederation Cup da giocatore e una Coppa America e una Confederation Cup da allenatore. Curriculum niente male per entrambi.

Ad accomunarli in questo caso non è una vittoria, bensì l’esclusione(probabile) di campioni di valore assoluto che possono cambiare da un momento all’altro la partita. Entrambi hanno scelto una linea ben precisa, che da un lato può essere condivisa e dall’altro può essere più che opinabile. Ma come si suol dire: il gioco vale la candela? Ci si trova davanti a due persone, due uomini di calcio che non hanno bisogno di consigli, ma considerando che si parla pur sempre di un Mondiale, e di escludere pezzi da 90 dalle convocazioni definitive per la manifestazione sudafricana…è giusto fare delle considerazioni.

Lippi non ha mai convocato Cassano, talento puro come pochi ce ne sono in giro. In Italia abbiamo giocatori del genere? Nì. Il nì è una via di mezzo…abbiamo sì giocatori di classe, ma Fantantonio è un giocatore che può cambiare la partita da un momento all’altro, cosa che in una competizione breve come un mondiale è da tener ben presente. Va bene dare spazio a chi ha giocato nelle gare di qualificazioni, ma il masochismo…è un’altra cosa. Perchè lasciare a casa un Cassano al 100% della sua forma sarebbe una sorta di masochismo. E Balotelli? Il tecnico di Viareggio ha sempre dichiarato che in Nazionale possono andare tutti i giocatori che vanno dai 18 ai 40 anni di età. Fin qui il discorso non fa una grinza. Ma con la recente dichiarazione dove afferma che Balotelli ha tutto il tempo di maturare nell’Under 21 e nell’Inter e in futuro vestire la maglia azzurra…sembrerebbe andare in contraddizione con se stesso. Nel caso in cui Mario(Balotelli ndr) dovesse disputare un finale di stagione pazzesco, e nonostante ciò non arrivi la convocazione per il Mondiale, dovremmo pensare allora che Lippi, nel momento in cui si fosse trovato sulla panchina dell’Argentina ai Mondiali del 2006,  non avrebbe convocato un tale di nome Lionel Messi. A rigor di logica anche tale ragionamento non fa una grinza: giovanissimi entrambi, affermati, classe da vendere…

Per quanto concerne il tecnico brasiliano, su tutti i giornali e sul web non si fa altro che parlare dell’esclusione(probabile) di Ronaldinho dalla Selecao per i prossimi Mondiali. Il dentone verdeoro visto negli ultimi tempi con la casacca rossonera, ricorda molto lo straordinario giocatore ammirato nel Barcellona. Un pò meno veloce, ma sull’efficacia i numeri e le immagini parlano da se. Al talentuoso n.80 milanista, nel Brasile sono preferiti Robinho, scappato dal Manchester City in un campionato duro come la Premier League per approdare in nel campionato non impossibile brasiliano, e Julio Baptista, panchinaro nella Roma. C’è da aggiungere che fanno parte della rosa ultimamente anche Adriano, che da Imperatore è stato declassato a guardia del regno, e Felipe Melo, che nella Juventus pare abbia dimenticato come si gioca a calcio. A tutto ciò va aggiunta una cosa: manca il nome di Alexandre Pato, uno dei giocatori più forti del Mondo e che, secondo le dichiarazioni di Dunga in base alle quali le scelte per il Mondiale sarebbero fatte, dovrebbe anch’egli saltare la gita in Sudafrica. Che il buon Carlos usi lo stesso metodo delle estrazioni del Superenalotto per convocare i giocatori?

Un’ultima considerazione: ai Mondiali di Usa 94 nella rosa dell’Argentina c’era Diego Armando Maradona, che tutti sappiamo cosa ha passato prima di quell’anno. Ma il ragionamento fatto fu molto semplice e anche il più giusto: in nazionale vanno i giocatori più forti, che siano giovani, vecchi, alti, bassi non importa, basta che siano i più forti. Ma oggi, probabilmente, a questo fattore vanno aggiunti simpatia, gentilezza e arriveremo anche al punto della bella presenza magari. A questo punto sorge un dubbio: le scelte dei ct vengono fatte per giocare a calcio o per uscire a prendere un caffè?

Antonio Pellegrino