Napolitano dice no al decreto “ad listam”

Sessanta minuti per convincere il capo dello Stato a benedire un decreto legge capace di “salvare” le liste elettorali momentaneamente tagliate fuori dalle Regionali a causa di clamorose irregolarità. Il colloquio che ha portato ieri sera il premier Silvio Berlusconi al Quirinale ha avuto questa durata. Un’ora di scambi e proponimenti che non ha sortito l’effetto sperato da Cavaliere.

Giorgio Napolitano ha infatti espresso la propria indisponibilità ad approvare un decreto legge che ponga nuovi termini per la presentazione delle liste in previsione delle prossime elezioni regionali. Una doccia fredda per Berlusconi che ieri, spalleggiato dall’immancabile Gianni Letta e “scortato” da tre moschettieri d’eccezione: i ministri La Russa, Maroni e Calderoli, aveva sperato nella convocazione di un Consiglio dei ministri straordinario in grado di varare il provvedimento appena concordato col Colle.

Così non è stato, anzi. Il presidente Napolitano ha indicato al premier la via da seguire: bisognerà rimettere alla magistratura ogni decisione sull’eventuale riammissibilità delle liste finora respinte e proseguire in tutti i gradi di giudizio. Nel caso in cui la situazione non si risolvesse (per il Pdl), allora Napolitano ha suggerito (ma non troppo esplicitamente) la possibilità di una nuova “trattativa” dalla quale – però – non potrebbe rimanere esclusa l’opposizione.

A conti fatti, la bocciatura di ieri del presidente della Repubblica si è limitata ad assumere i caratteri di una momentanea frenata che non ha escluso aperture a nuove e straordinarie misure, a condizione che maggioranza e opposizione “trovino la quadra” su questo delicatissimo punto.

Per il Pdl potrebbe aprirsi dunque una faticosa fase di contrattazione con i partiti dell’opposizione, nel tentativo di “recuperare” le liste eccellenti nel Lazio e nella Lombadia. Dovrà fare i conti non solo (e non tanto) con il Pd di Pierluigi Bersani, ma con il partito radicale che ha da subito chiuso a ogni possibile accordo straordinario con la maggioranza. Senza considerare la posizione dell’Idv che – con il suo leader, Antonio Di Pietro – ha ieri paragonato l’ipotesi di un decreto legge a un “golpe“. I margini di un dialogo tra opposizione e maggioranza sul tema non sembrano insomma intravedersi, ma i pesanti interessi della campagna elettorale potrebbero fare la differenza. Restiamo a guardare.

Maria Saporito