Spese militari in Cina: tante o poche?

 

Le spese per l’Esercito popolare di liberazione salgono meno del previsto. Quello indicato per il 2010 è l’aumento più basso degli ultimi dieci anni. L’anno scorso per esempio ha sfiorato il +15%. L’Assemblea nazionale del popolo è stata preceduta da questo importante annuncio.

Ai giornalisti presenti alla conferenza stampa il portavoce Li Zhaoxing ha confermato che la Repubblica popolare cinese desidera uno sviluppo pacifico e, per supportare questa affermazione ha ricordato che le spese militari incidono circa dell’1,4% sul Prodotto interno lordo, una percentuale molto più bassa rispetto agli Stati Uniti (ma anche rispetto a Russia, Gran Bretagna e Francia). D’altro lato, Pechino è seconda soltanto a Washington per quanto riguarda le spese militari.

Nel 2009, inoltre, le paghe dei soldati erano state aumentate del 50%. In effetti l’esercito aveva dovuto fronteggiare molte situazioni critiche: il terremoto del Sichuan, le Olimpiadi di Pechino, oltre alla “routine” nel controllo delle proteste in Tibet e nello Xinjiang.

Ma è davvero un segnale di svolta? C’è chi nota che la crisi economica globale richiede una maggiore sobrietà nelle spese militari.

Se da un lato in Cina esiste una corrente nazionalista che sogna il “sorpasso” degli Stati Uniti e ritiene che la leadership mondiale passi anche dalla potenza militare, ci sono imprenditori, uomini d’affari e politici che non vogliono vedere importanti risorse di bilancio sottratte a investimenti e ricerca, ritardando il cammino verso un maggiore e più diffuso benessere materiale. Non si vuole imitare il Giappone anni ’80 che passò dalla scalata al mercato americano a una lunga crisi economica.

Altri analisti (in prima fila il Pentagono) ritengono che i dati diffusi siano manipolati, escludendo alcune importanti voci dal bilancio militare. Il governo cinese, secondo queste ipotesi, spenderebbe almeno il doppio di quanto dichiarato: tra i 105 e 150 miliardi di dollari. Fondi esterni al bilancio ufficiale sarebbero utilizzati per comprare all’estero armi e tecnologie all’avanguardia, soprattutto a Mosca, e per finanziare programmi di ricerca e sviluppo in ambito militare.

Resta il quesito sulle spese militari: tante o poche?

L. Denaro