Wen Jiabao e la Cina del futuro

Si è espresso ieri al parlamento cinese, l’Assemblea Nazionale del Popolo, il premier Wen Jiabao in materia economica, dettando in particolare i più urgenti provvedimenti per affrontare un 2010 che si annuncia ancora difficile a livello globale. Il tema più atteso dal resto del mondo è quello dello yuan, “congelato” dal 2008 a un tasso di cambio di 6,83 per dollaro, con il manifesto intento di proteggere la competitività delle esportazioni e con lo scontato risentimento di buona parte dell’economia occidentale a partire da Washington. A tal proposito non sembra esserci spazio per un ripensamento da parte di Pechino, che anzi annuncia che farà in modo di mantenere la sua moneta ad un livello “stabile” e “bilanciato”.

La parte più corposa dell’intervento di Wen è comunque dedicata alla politica interna. Il costo delle abitazioni, la disoccupazione, e una forte corruzione nell’apparato pubblico sono infatti sentite come priorità per le quali il premier ha annunciato ai delegati una ferma risolutezza.
L’economia cinese, comunque cresciuta di un valore attorno all’ 8,7%  nell’ultimo anno (dato unico a livello mondiale), necessita ancora secondo il premier di ulteriori forme di sostegno e di una politica fiscale adeguata. Le lacune sono infatti da ricercare nel mercato interno, a partire dai consumi che invece registrano attualmente la forte sfiducia da parte dei cittadini, risultato della totale assenza di una spinta adeguata.  Ancora aumenti nella spesa sociale dunque, dopo che la massiccia politica di infrastrutture era stata causa del dato sul 2009: 8,8% per la spesa sociale, 12% per la spesa rurale a fronte di un più modesto 7,5% per le spese militari. L’agricoltura soprattutto quindi, in un paese che presenta  700 milioni di abitanti che vivono di agricoltura, e poi una politica di welfare per le fasce a livello di povertà e sulla sanità. Per evitare, in una società a rischio disgregazione e frammentazione, la crisi sociale.