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Al Qaeda minaccia le elezioni in Iraq

 Gli iracheni aspettano l’apertura dei seggi, ma i segnali non sono positivi.

Oggi è scoppiata una autobomba a Najaf, città santa meta di molti pellegrini. Proprio quattro di loro, di origine iraniana, sono stati uccisi dall’esplosione secondo le ultime notizie date dalle agenzie di stampa. L’obiettivo dei terroristi era la moschea Imam Ali, dove erano giunti numerosi fedeli sciiti.

L’ospedale di Najaf ha comunicato che il bilancio parziale è di 4 morti e di una cinquantina di feriti, sia iracheni che iraniani.

Attentato a Najaf (Reuters)

 

Anche gli ultimi giorni di campagna elettorale erano stati segnati dagli attentati (a Baghdad, Mossul, Baquba) e, soprattutto, da un minaccioso annuncio di Al Qaeda.

 

L’organizzazione estremista aveva proclamato il “coprifuoco” per domenica, in modo da impedire l’accesso alle urne soprattutto nelle zone a prevalenza sunnita. Chiunque si avvicinerà ai saggi diventerà un potenziale obiettivo dei terroristi, che hanno “gentilmente” avvisato i cittadini di non sfidare “la collera di Allah e dell’esercito dei mujaheddin”.

Il nuovo assetto iracheno post Saddam Hussein è ancora fragile, quindi le elezioni saranno un banco di prova doppiamente rilevante.

In primo luogo per verificare la correttezza della contesa politica e il grado di coinvolgimento popolare alla neonata democrazia; poi per misurare la capacità di controllare il territorio da parte delle forze di sicurezza locali.

In Iraq è ancora presente un forte dispiegamento di forze straniere, principalmente americane, ma il contingente statunitense dovrebbe tornare in patria alla fine del 2011. Per quella data gli iracheni dovranno dimostrare (soprattutto a se stessi) di essere capaci di fronteggiare il radicamento di Al Qaeda e i contrasti interni che dividono sunniti, sciiti, curdi, cristiani.

In questo ambito il governo guidato dal primo ministro Al Maliki non ha fatto grandi progressi. Ma chi guiderà l’Iraq dopo le elezioni si troverà di fronte a un problema di difficile soluzione, a prescindere dalle capacità della singola personalità politica.

 

L. Denaro