Fini: C’è la necessità di candidature al di sopra di ogni sospetto

Nuova stoccata da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini alla sua maggioranza. Durante il convegno organizzato all’Unione industriali di Napoli dall’associazione “Farefuturo” e da “Mezzogiorno Europa”, la fondazione creata a suo tempo da Giorgio Napolitano, Fini ha parlato ancora dell’argomento liste pulite: “Non si può dire “legalità” come pre-condizione e poi limitarla alla brevità dei processi e alla presenza di forze dell´ordine e magistratura sul territorio. La legalità è una serie di politiche che presuppone una qualità della classe dirigente. E sancire la non candidabilità dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione è un principio a tutela dello Stato e dei cittadini. È fondamentale un rinnovamento della politica attraverso una rigorosa selezione della classe dirigente all´interno dei partiti, anche di quella proveniente dalla società civile. C´è assoluta necessità di candidature al di sopra di ogni sospetto, come si diceva un tempo per la moglie di Cesare. Invece si dà vita a un dibattito sconclusionato, rinfacciandosi tra uno schieramento e l’altro il problema”.

Il convegno è stato in sostanza un dialogo fra due fondazioni con ascendenze culturali diverse, che si trovano su una parola d’ordine comune, ovvero il superamento della logica della richiesta, e un’assunzione di responsabilità da parte della classe dirigente del Sud.

L’ex leader di An, ha poi affrontato la tematica del Mezzogiorno: “Sciascia diceva che il Sud è irredimibile, Montale affermava di aver risolto il problema del Mezzogiorno perché pranzava all´una e, battute a parte, in molte aree del paese ormai quello che succede da Napoli in giù interessa sempre meno”. Secono Fini lo slogan del Mezzogiorno come “questione nazionale” diventa troppo spesso un alibi per le classi politiche meridionali, che al contrario dovrebbero dimostrare che il Sud può farcela.

Fini ha poi toccato anche il tema dell’anniversario dell’unificazione dell’Italia che ricorre nel 2011, escludendo che ci siano rischi per l’unità del Paese, pur affermando che è pesantemente in pericolo la coesione nazionale se non c’è senso di appartenenza.

Stefano Bernardi