Fini sul Mezzogiorno: basta con gli alibi

“C’è un mantra: quello del Mezzogiorno come questione nazionale, ma attenzione a dire che il Mezzogiorno deve diventare questione nazionale, diventa un alibi per le classi politiche locali che hanno l’onore e l’onere di dimostrare che il Mezzogiorno può farcela”. A parlare così è stato ieri il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenuto a Napoli al convegno congiunto delle Fondazioni “Mezzogiorno Europa” e “Farefuturo” sul tema del Mezzogiorno.

Un incontro teso a stimolare una più matura riflessione sul Sud del Paese che da sempre “paga il pegno” di una gestione politica a tratti disinvolta che determina le condizioni favorevoli a una “tolleranza” deviata che conduce all”inevitabile arretratezza del territorio.

Basta con gli alibi – ha proseguito Fini nel suo intervento – occorre una piena consapevolezza delle classi politiche meridionali, ovviamente nell’ambito di politiche nazionali. Attenzione perché il tempo sta per scadere e non credo che gli italiani consentiranno altri 5-10 anni di convegni e di riflessioni sul Mezzogiorno”.

Una chiamata alla responsabilità che il presidente della Camera rivolge ad amministratori e imprenditori convocati in occasione del convegno “Per la buona politica. Per un nuovo Mezzogiorno”. Ma la nuova “questione meridionale” non è stato l’unico tema affrontato da Fini che ha anche parlato di legalità. “C’è assoluta necessità – ha detto alla platea napoletana – di candidature al di sopra di ogni sospetto, come si diceva un tempo per la moglie di Cesare”.

Non si può dire legalità come pre-condizione – ha insistito il cofondatore del Pdl – e poi limitarla alla brevità dei processi e alla presenza di forze dell’ordine e magistratura sul territorio. La legalità è una serie di politiche che presuppone inevitabilmente una qualità della classe dirigente”.

Menzione a margine merita la “gaffe” estetica del presidente della Camera “pizzicato” dalle irriverenti telecamere di un’emittente locale, Tv Luna, con un calzino bucato. Nessuno degli intervenuti avrebbe mai potuto sospettare che l’usuale eleganza sfoggiata dalla terza carica dello Stato (giacca e pantalone blu, camicia a righe bianche e azzurre, cravatta abbinata e scarpe nere) presentasse in realtà un piccolo “sbrego” mal nascosto.

A “inchiodare” il presidente di Montecitorio un saluto rivolto a un ospite che si trovava in platea alle sue spalle che ha causato il momentaneo sollevamento del pantalone e di conseguenza il “disvelamento” del calzino bucato. Un particolare destinato a rimanere inosservato che ha però attirato le pronte telecamere della Tv locale, fornendo un gustoso pretesto per sdrammatizzare la serietà dell’intervento istituzionale di Fini.

Maria Saporito