Gordon Brown e la guerra in Iraq: una scelta giusta

Se negli Stati Uniti l’ex consigliere di George W. Bush, Karl Rove, cerca di riguadagnare l’attenzione dell’opinione pubblica con l’uscita della sua autobiografia (con attesi passaggi sull’Iraq), in Gran Bretagna è entrata nel vivo l’attività della commissione di inchiesta che deve giudicare la decisione di appoggiare l’invasione americana in Iraq e la successiva conduzione della guerra da parte dei vertici politici e militari britannici.

Tony Blair si era già difeso di fronte ai commissari, ora è giunto il turno del suo successore a Downing Street (e rivale politico): l’attuale primo ministro Gordon Brown.

Anche se Brown non gode della fama di buon oratore, che invece è riconosciuta a Blair, ha mostrato una discreta capacità dialettica di fronte alle domande sul suo ruolo durante il conflitto iracheno.

Nel 2003 Brown era in una posizione di primo piano, essendo Cancelliere dello Scacchiere (cioè ministro delle Finanze) del governo Blair. Come ha sottolineato con chiarezza, le maggiori responsabilità del conflitto erano nelle mani dell’allora premier Blair e, in secondo luogo, dei dicasteri della Difesa e degli Esteri.

Tuttavia Brown regolava un aspetto fondamentale di ogni guerra: il suo finanziamento. Anche se questo aspetto burocratico-amministrativo non è spesso al centro dell’attenzione mediatica, perché non “emoziona” come ciò che accade sul campo di battaglia, determina le sorti di un conflitto e, in particolare, delle persone che lo combattono.

Il centro delle domande poste a Brown è stata proprio l’accusa di non aver equipaggiato in modo adeguato i soldati del contingente britannico, mentre il premier ha negato con decisione di aver lesinato sui soldi necessari alla missione.

I suoi avversari politici, al contrario, non solo lo accusano di non aver sostenuto a dovere i militari in Iraq, ma anche quelli impiegati in Afghanistan.

Ma le accuse più difficili da affrontare sono quelle dei familiari e degli amici dei caduti che, con le loro manifestazioni, hanno alimentato una diffusa sfiducia nell’opinione pubblica.

Le elezioni sono alle porte: la deposizione di Brown è una rondine che farà fiorire la primavera elettorale?

L. Denaro