Napolitano apre al decreto interpretativo

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe firmato poco prima della mezzanotte di ieri il decreto interpretativo varato dal Cdm per favorire la riammissione delle liste del Pdl alle elezioni regionali.

Un ulteriore “colpo di scena” che contribuisce a evidenziare la “straordinarietà” della situazione che – se per Silvio Berlusconi rappresenta motivo di grande soddisfazione perché dimostra “la collaborazione tra le istituzioni al fine di garantire a tutti il diritto di voto” – per molti viene invece percepita come l’ultima inequivocabile manifestazione dell’abuso di potere riferibile a un governo che tenta di proporre interpretazioni per aggirare qualsiasi regola.

A rendere ancora più sorprendente il continuo evolversi della situazione è la nuova posizione assunta dal capo dello Stato che appena due giorni fa aveva invitato l’esecutivo a una “collaborazione” con l’opposizione per uscire dal pasticcio delle liste. In barba ai suggerimenti avanzati appena 24 ore prima, invece, il presidente Napolitanoi avrebbe ieri deciso di emanare il decreto “sfornato” dal Cdm straordinario, riconoscendone le caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.

La notizia della sostanziale benedizione da parte del Colle del testo vergato dal governo ha portato il popolo viola a radunarsi, in tempo reale, al Quirinale per dare il via a un sit-in dimostrativo con decine di persone sdraiate a terra con delle candele accese, impegnate a inscenare “il funerale della democrazia”.

I manifestanti si sarebbero poi diretti verso Palazzo Chigi, dove hanno tentato di formare una catena umana “per proteggere le istituzioni da chi governa all’interno di quel palazzo”, ma la loro dimostrazione è stata interrotta dall’intervento delle forze dell’ordine.

Intanto la notizia del decreto interpretativo varato dal Cdm ha suscitato le reazioni dell’opposizione. “È evidente – ha detto il leader del Pd, Pierluigi Bersani – che il governo vuole ovviare con il decreto ad obiezioni di tipo costituzionale, come sarebbe stato con un decreto cosiddetto innovativo. Usano il decreto interpretativo per arrivare comunque al risultato che gli serve per aggiustare il loro pasticcio; ma il trucco c’è e si vede, in alcuni casi fino al ridicolo. Se decidono così – ha concluso – potranno aspettarsi solo una ferma opposizione”.

Per il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti è un “momento buio per la vita democratica italiana”, mentre meno tranchant è apparso il commento di Massimo D’Alema: “Vedremo di cosa si tratta – ha temporeggiato – per quel che si capisce il governo ha rinunciato a cambiare la normativa in corso d’opera, che sarebbe stata una cosa gravissima. Bisognerà vedere che cosa si intende per decreto interpretativo”.

Non ha voglia di aspettare, invece, il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Questo è un vero e proprio golpe – ha tuonato – contro il quale occorre opporsi con una chiamata alle armi democratiche. E’ l’ennesimo provvedimento ad hoc, fatto a uso e consumo dei soliti noti, che calpesta regole, diritti e Costituzione. Truccano le carte mentre si è in corsa con un decreto che definiscono impropriamente interpretativo, al solo scopo – ha concluso l’ex pm – di ingannare gli italiani, ma in realtà è una vera e propria truffa“.

Critico anche il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini: “Penso che il Consiglio dei ministri straordinario – ha spiegato – si convochi per esaminare i dati sulla disoccupazione di oggi, la cassa integrazione che aumenta in modo vertiginoso. Questi sono i problemi di cui si deve occupare il consiglio dei ministri – ha rincarato il centrista – e non quelli della presentazione delle liste, di cui si occupano i partiti”.

Maria Saporito