Usa: disoccupazione stabile a febbraio

Si è a lungo parlato dell’occupazione negli Stati Uniti negli ultimi mesi, a causa di una serie di dati preoccupanti e di conseguenti sondaggi che delineavano una situazione di forte sfiducia nella popolazione. E così la notizia uscita ieri, secondo la quale le imprese americane avrebbero “tagliato” nel mese di febbraio un numero di posti di lavoro attorno ai “soli” 36000 è paradossalmente apparsa come una buona notizia.

Il dato infatti è arrivato a fronte di una previsione ben più pessimista, che si aggirava attorno ai 50000, così il tasso percentuale di disoccupazione è rimasto stabile al 9,7% senza la crescita al 9,8% che era, appunto, stata preventivata. La previsione, diffusa dalla Reuters, si era basata, oltre che sulla congiuntura economica, anche sulla situazione climatica: gli analisti infatti ritenevano che le pesanti nevicate di inizio anno e la situazione di maltempo generalizzato avrebbero fatto sentire la loro influenza anche sull’economia e di conseguenza sull’occupazione. Situazione quindi che rende di difficile intepretazione i dati, come ha sottolineato anche  il Dipartimento per il Lavoro, secondo cui l’ipotesi dell’influenza di fattori climatici sull’occupazione è verosimile ma non quantificabile.

Andando a considerare più nello specifico i dati, la cui diffusione ha peraltro portato già ieri una boccata d’ossigeno nei mercati europei e asiatici, spicca la crisi del mercato delle costruzioni che ha perso ben 64 mila posti di lavoro, mentre la manifattura ha registrato un lieve incremento, attorno alle 1000 unità. A spingere i numeri verso un dato globale positivo, ma sarebbe meglio dire non negativo, i nuovi 48 mila occupati temporanei. Con circa 8 milioni di posti di lavoro persi dall’inizio della crisi l’occupazione resta una priorità nell’agenda di Barack Obama, pertanto anche piccoli segnali di ripresa sono destinati a generare cauto entusiasmo.

Alberto Martinelli