Verdini, Matteoli, Fusi e le promesse al telefono

Sono trecentoquaranta le pagine di intercettazioni riguardanti il giro di appalti gravitante intorno alla figura di Denis Verdini, coordinatore del Pdl. Riccardo Fusi, presidente della Baldassini Tognozzi Pontello (Btp), pressava Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture, per aggiudicarsi i lavori per la costruzione della scuola dei marescialli dei carabinieri a Firenze. Il ministro risponde a Fusi dicendo “il tuo complice è già in vacanza però”; il complice in questione è proprio Verdini che sembra essere conosciuto all’interno del partito come “uomo d’affari”. Infatti alcuni parlamentari parteciparono con Verdini ad incontri dove si discuteva proprio di appalti e favori.

Fusi riteneva che l’appalto assegnato alla Astaldi, che aveva già iniziato ad aprire i cantieri, gli fosse stato ingiustamente tolto. Grazie al rapporto diretto col ministro Matteoli, Verdini riesce a far nominare come provveditore delle opere pubbliche dell’Italia centrale Fabio De Santis, suo carissimo amico, che fra l’altro non ha titoli per ricoprire quell’incarico. Dopo varie telefonate, tribolazioni e dubbi “etici” sulla nomina, l’affare si fa. Secondo i magistrati il funzionario si è fatto “comprare” in cambio dell’avanzamente in carriera, diversamente impossibile, ed era quindi totalmente nelle mani di Fusi e dei suoi amici.

Il gip, facendo sue le parole della Procura di Firenze, ha dichiarato: “Emerge un sistema di corruttela consolidato e collaudato, esteso ed efficiente, annidato al vertice della struttura amministrativa della presidenza del Consiglio e, per ciò stesso, altamente pericoloso”. Sembra riassuntiva una frase di De Santis: “C’abbiamo la patente per uccidere… Possiamo piglià tutto quello che ci pare”.

Verdini, nel suo interrogatorio, ammette di aver fatto una telefonata al ministro sostendendo la nomina : “Me l’aveva chiesta Fusi, ma non posso dire di non averne parlato, per esempio, con il senatore Cingolani, della Commissione lavori pubblici, e con altri parlamentari, perchè sono cose di cui si parla”. Il gip Rosario Lupo, sostiene che anche a voler dare una lettura benevola alle parole di Verdini, esse dimostrano la “scarsa consapevolezza da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche e comunque ruoli pubblici molto rilevanti circa la negatività delle raccomandazioni specie quando queste riguardano posti di potere e come ne caso di specie, non di natura politica, ma tecnica”.

Stefano Bernardi