Bersani: “contro il dl salvaliste andremo fino in consulta”

Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (© Ansa)

A Pierluigi Bersani, segretario in carica del Partito Democratico, il decreto salvaliste proprio non scende. Alzando i suoi toni (generalmente piuttosto compassati) Bersani ha dichiarato stamane a Genova che “a partire da oggi” il Pd avvierà una mobilitazione “anche nelle sedi giurisdizionali”. Se necessario, ha precisato, addirittura “fino alla Corte Costituzionale”.

Una scelta ineccepibile quella del Pd, che una volta tanto sembra fare vera opposizione. Sono state incontrovertibili (per quanto vagamente populiste) le dichiarazioni con cui stamattina Bersani ha commentato il dl salvaliste: “un trucco vergognoso: i cittadini devono rispettare le regole, le altre liste devono rispettare le regole per le elezioni, loro si fanno le regole da sé”. Non sembra ci sia modo di controbattere a queste parole, a meno che non si creda alla favoletta sul decreto salvaliste varato in nome della democrazia.

Se democrazia vuol dire lasciare libertà di scelta (e con questa scusa il Pdl ha giustificato il decreto: ergo, secondo loro, se non ci fosse il Pdl alle elezioni non ci sarebbe più scelta) vuol dire anche stesse regole per tutti. Non siamo di fronte ai complicati discorsi di Pericle o Hannah Arendt: qui siamo all’abecedario della democrazia. Evidentemente a qualcuno mancano anche le conoscenze elementari.

L’incontro odierno a Genova aveva lo scopo di promuovere Burlando, candidato Pd alle regionali in Liguria: ma di fatto il protagonista dell’incontro è stato Bersani, che ha parlato solo del dl salvaliste. La “patata bollente” riguarderebbe in particolare il ruolo di Napolitano all’interno della vicenda. Già Di Pietro aveva duramente attaccato il Capo dello Stato, reo di aver firmato il decreto legge, richiedendone addirittura l’impeachment; Bersani, come rappresentante del partito di appartenenza di Napolitano cerca invece di smorzare i toni ed escludere il presidente della Repubblica dalla questione (“Il presidente della Repubblica non c’entra niente, non si nascondano dietro di lui”).

Ma le dure parole di stamane del segretario Pd non sono passate inosservate: il capo dello Stato ha prontamente fatto arrivare la sua risposta: “che la vicenda sia stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. È bene che tutti se ne rendano conto”. Un invito alla “concordia omnium”, insomma, più che una vera spiegazione sulla scelta compiuta. Dopotutto dare spiegazioni ai cittadini è “solo” una regola di buon senso: ma in questo periodo, si sa, le regole si possono sempre cambiare a piacimento.

Roberto Del Bove