Regionali: D’Alema attacca il PdL e svela il quasi inciucio

Anche l’ex Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, in sintonia con le dichiarazioni rilasciate dalla segreteria del Partito Democratico, ha espresso stamattina in un’intervista il suo disappunto per “l’arroganza” dimostrata dal Governo nell’approvazione del decreto “salva PdL” approvato e firmato dal Capo dello Stato nella notte di venerdì.
“Eravamo pronti a intervenire per rinviare le elezioni in Lombardia con un atto di grande responsabilità politica. Ne avevo parlato io stesso, l’altro giorno, con Gianni Letta e Roberto Maroni, che ho incontrato alla cerimonia per ricordare Nicola Calipari. […] C’era la soluzione politica per evitare che la situazione precipitasse. Invece Berlusconi ha scelto un’altra strada, fare un decreto solo per salvare il suo partito”.
Il decreto – conclude D’Alema – “è un atto di arroganza senza precedenti”.

Le parole dell’ex ministro degli Esteri confermano velatamente le indiscrezioni che, nei giorni scorsi, avevano prospettato un accordo fra democratici e PdL, attraverso un decreto che avrebbe rinviato il voto in Lombardia (per riammettere Formigoni) e convocato in contemporanea le elezioni anticipate per il comune di Bologna, come chiesto dal Pd, fissate attualmente per il 2011.
Difficilmente, però, rinviare il voto per salvare Formigoni, pur con il via libera del Pd, avrebbe rappresentato uno stravolgimento delle regole democratiche meno grave del decreto “golpista” redatto dal CdM di venerdì. Il centrosinistra, d’altronde, dopo un’ipotetica vittoria “a tavolino” avrebbe avuto modo di dimostrare il proprio “senso di responsabilità” sciogliendo il consiglio regionale dopo un anno e indicendo nuove elezioni. Nella speranza che il tempo trascorso sarebbe stato sufficiente al PdL per impararsi le norme sulla presentazione delle liste.

Ieri pomeriggio, intanto, D’Alema ha partecipato alla manifestazione indetta da movimenti e partiti a Roma presso il Pantheon per esprimere il proprio dissenso contro la “morte della democrazia”. Al suo arrivo in piazza l’ex Primo Ministro ha incassato anche le contestazioni di alcuni presenti; “che ci fai qui? – gli ha urlato un “cittadino viola” – Ti rendi conto dei danni che hai fatto al Paese?”.
A scatenare la protesta, a quanto pare, le dichiarazioni con cui D’Alema ha espresso la propria solidarietà al Capo dello Stato, chiarendo che non è possibile dar vita a una fondamentale lotta per la democrazia attaccando Napolitano, che, secondo lui, “non poteva non firmare”.

Noi dobbiamo rivolgere la nostra critica, la nostra indignazione – ha spiegato – a chi porta la responsabilità politica di questo atto: nel nostro ordinamento il capo dello Stato non fa decreti e non ha la responsabilità politica dei decreti. La firma è un atto istituzionale. […] (Con il decreto, ndr) e’ stata inferta una ferita al funzionamento normale del sistema democratico”.

Mattia Nesti