Coldiretti dice no alle coltivazioni Ogm

La Coldiretti rappresenta la maggior parte degli agricoltori italiani e dopo la decisione di sdoganare la patata transgenica fa sentire la sua voce: un secco no. Per Coldiretti c’è l’assoluta necessità di proteggere il prodotto italiano, oltre al pericolo per la salute dei consumatori

«Riteniamo che gli Ogm -dichiara Rolando Manfredini– siano un problema per l’agricoltura italiana perchè portano sostanzialmente ad un omologazione, ad un appiattimento della produzione». Inoltre, il mito secondo cui gli Ogm sarebbe un moltiplicatore di produzione è da sfatare, «il vantaggio competitivo che hanno gli Ogm è vero che lo si riscontra solo all’inizio della coltivazione, infatti studi americani confermano che dopo qualche anno questo vantaggio si abbassa. Gli Ogm hanno una sequenza genica che resiste agli insetti ma che dopo qualche tempo viene meno»

Il presidente della Coldiretti Brescia, Ettore Pradini afferma che «È nostra intenzione impegnarci per attuare qualsiasi iniziativa di carattere legislativo o referendario per consentire al nostro paese di rimanere libero da coltivazioni geneticamente modificate. Sosterremo con forza la posizione del ministero delle Politiche Agricole di avviare la procedura per richiedere alla Commissione Europea la clausola di salvaguardia attraverso cui bloccare la commercializzazione e la produzione in pieno campo di colture biotech nei nostri territori».

“La nostra Organizzazione – ha concluso il direttore della Coldiretti Cuneo Bruno Rivarossa – si oppone fortemente alla diffusione sul suolo nazionale di colture geneticamente modificate e torna ad evidenziare con forza la necessità di indicare in etichetta non solo l’origine di produzione dei prodotti alimentari ma anche l’eventuale presenza all’interno di questi di eventuali Ogm. Una scelta fondamentale per la sicurezza alimentare, ambientale e per l’economia delle imprese”.

E’ un deciso no, quello che proclama la Coldiretti. Gli OGM sono un rischio per la salute, per l’economia e la libera agricoltura del nostro Paese. Sarà davvero così?

Federica Di Matteo