I battibecchi internazionali sul giornalista iraniano arrestato

Il premier iraniano Ali Larijani

Teheran, 8 marzo. Si sta facendo particolarmente greve e carico di tensioni il rapporto diplomatico fra  l’Italia e l’Iran in queste ore. Dopo l’arresto, avvenuto pochi giorni fa a Milano, del giornalista iraniano Hamid Masoumi Nejad, da parte della Guardia di Finanza, i rimproveri provenienti da Teheran si stanno susseguendo in un crescendo dai toni piuttosto rancorosi. Il giornalista è stato fermato, peraltro, non da solo ma insieme ad un altro cittadino iraniano ed a cinque italiani, nell’ambito delle indagini in corso su di un sospetto traffico d’armi che starebbe avendo luogo fra Italia ed Iran.

La vicenda ha anche portato, due giorni fa, alla convocazione dell’ambasciatore italiano a Teheran, Alberto Bradanini, da parte del ministero degli Esteri iraniano Mottaki. Sabato scorso, proprio il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran aveva definito l’arresto un intervento delle autorità esecutive italiane “motivato politicamente”. Accusa di indiscutibile gravità alla quale il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva risposto pubblicamente parlando di reazione “scomposta” da parte del “collega” di incarico iraniano, ed aveva peraltro rimarcato il fatto che gli arresti in questione erano stati compiuti nell’ambito di “un’indagine indipendente della magistratura italiana”. Atto, dunque, slegato (almeno a quanto istituzionalmente bisogna supporre) da ogni iniziativa di ambito o di significato politico.

Ed oggi non sono troppo cortesi le parole che giungono dal Capo del Parlamento iraniano, Ali Larijani, che ha lanciato pubblicamente contro l’Italia l’accusa di aver tenuto un “comportamento indecente e infantile” nei confronti del giornalista iraniano Masoumi Nejad, “corrispondente accreditato dell’Irib (tv di Stato iraniana, n.d.r.) presso la Stampa Estera a Roma”.

“Nelle condizioni attuali – afferma ancora Larijani, calcando ulteriormente i toni – il piano infantile del governo italiano per arrestare il corrispondente, accompagnato da una messa in scena davvero ridicola, riporta in mente una scena di satira politica più che una realtà. Prendiamo atto del fatto che il governo italiano sta mettendo a repentaglio la sua fama sotto il profilo politico ed è inutile insistere perché questi trabocchetti non possono convincere nessuno“.

Intanto l’ambasciata dell’Iran a Roma versa ovviamente in queste ore in uno stato di fervido e movimentatissimo travaglio. Per  cercare di venire incontro alle rimostranze dei connazionali senza ferire neppure l’onorabilità dello Stato ospite, i diplomatici iraniani  hanno per ora, dal canto loro, soltanto  presentato richiesta di poter visitare in carcere il giornalista. L’ambasciatore stesso, infatti, Mohammad Ali Hosseini , dopo aver parlato personalmente con i familiari dei Masoumi Njead, ha dato incarico di inoltrare  una richiesta ufficiale per poterlo visitare e conferire con lui nel carcere di Torino, in cui ora è rinchiuso.

Il giornalista Masoumi Njead, che si era espresso in tono fortemente critico nei confronti della politica portata avanti dal premier Silvio Berlusconi, “aveva ricevuto ripetute minacce da parte delle autorità italiane”,  è oggi scritto sul sito web dell’iraniana Press Tv.

S. K.