Il Bronzo di Riace con mimosa offende le donne

Il ministero dei Beni culturali ha scelto quest’anno un testimonial d’eccezione per la campagna di comunicazione ideata in occasione della Festa della donna. Si tratta di un Bronzo di Riace che, recando in mano un mazzetto di mimose, invita il gentil sesso a visitare gratuitamente i luoghi di cultura (musei, biblioteche, siti archeologici ecc..) rimasti aperti durante lo scorso week end.

“Protagonista della nuova campagna di comunicazione del MiBAC – si spiega sul sito Internet del ministero – è il celeberrimo Bronzo di Riace, che, porgendo un mazzo di mimose, invita tutte le donne a visitare e riscoprire l’inestimabile patrimonio culturale italiano in occasione della loro festa”. Un messaggio chiaro, un invito diretto, avanzato da uno dei massimi modelli artistici della classicità greca, che non poteva non risultare gradito.

E invece così è stato. La campagna di comunicazione realizzata dal ministero ha, infatti, urtato la sensibilità di molte donne italiane che hanno pensato di rivolgersi al Codacons (Associazione a tutela dei diritti del consumatori) per levare il loro fermo “no” al nudo artistico che offende e banalizza. “La figura – si legge in una nota diffusa dalla stessa associazione – rappresenta un uomo palestrato totalmente nudo con le parti intime ben in  vista.Ci sembra una immagine molto maschilista e poco moderna, che rischia di banalizzare la figura della donna”.

E non è tutto perché per il Codacons l’immagine veicolata dalla campagna promossa dal ministero dei Beni culturali offende proprio tutti. “Anche gli uomini – continua la nota – potrebbero sentirsi infastiditi dal messaggio lanciato dalla pubblicità, soprattutto coloro che non possono vantare un fisico statuario. Rivolgersi alle donne attraverso fisici muscolosi e organi maschili in evidenza non pare una grande trovata, ma anzi rappresenta un evitabile ritorno al passato”.

La sterile polemica sollevata dall’associazione dimostra – qualora ce ne fosse ancora bisogno – l’ormai diffusa incapacità a distinguere tra l’arte e la pubblicità, tra un corpo nudo che non vuole e non può trasmettere malizia e un altro, invece, “sapientemente” preparato per stuzzicare determinati appetiti.

Una più attenta e matura osservazione della statua, emblema di una bellezza classica e rassicurante,  basterebbe – a nostro avviso – a sgombrare il campo da qualsiasi fraintendimento, evitando di incagliare su una querelle che distoglie l’attenzione dalle reali offese che, da più parti, vengono quotidianamente rivolte a tutti noi, in modo ben più subdolo e strisciante. Meditate, donne, meditate!

Maria Saporito