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Incinta di 4 mesi, segregata e picchiata: arrestato il convivente

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Notizia triste da dare nel giorno dedicato originariamente ad una riflessione sulle donne  lavoratrici, poi trasformatosi in una festa di stampo molto più commerciale.

Andria, provincia di Bari, una donna al quarto mese di gravidanza è stata picchiata dal convivente, presa a calci e pugni, incurante, oltre che della stessa compagna, anche del bimbo che essa portava in grembo. Non è la prima volta che Giovanni Leonetti, 33 anni e tossicodipendente, compie un gesto simile.  All’arrivo dei Carabinieri la 30enne ha raccontato di essere sottoposta a maltrattamenti fin dall’inizio della convivenza, che risale a circa un anno fa.

Inoltre la vittima ha, sempre partendo dal questa data, dovuto vivere pressochè segregata in casa, sotto minaccia  di violenze, casa dalla quale usciva solamente per andare al lavoro, per poi tornare a casa e cedere tutto lo stipendio al Leonetti, stipendio del quale quest’ultimo necessitava per comprarsi le dosi. Il criminale è ora in carcere con accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

 La donna è stata portata al pronto soccorso per essere medicata, la prognosi è di alcuni giorni; fortunatamente il bimbo, per il quale si temenva, non ha riportato nessuna conseguenza. L’episodio è comunque di una gravità inaudita ed esprime tutta la violenza che un uomo può perpetrare nei confronti di una donna, quando di essa non ha il benchè minimo rispetto.

Le annose polemiche sull’inasprimento delle pene per quanto riguarda i casi di maltrattamenti in famiglia e lesioni private non riescono comunque ha portare quasi da nessuna parte; queste stesse pene tra l’altro non sono, in sè stesse, troppo lievi, ma l’ordinamento italiano prevede, prima di ogni altra cosa, il recupero sociale di chi ha commesso il reato e purtroppo questa benevola impostazione, intrinsecamente lodevolissima,  spesso causa che anche per reati di gravità rilevante, gli anni di carcere si riducano anche di molto di più della metà rispetto a quelli che dovrebbero effettivamente essere.

 La pena viene ridotta sia in fase processuale che a posteriori, quando,  attraverso un’ottima condotta durante la vita da carcerati, si riesce ad uscire di galera  ben prima del termine prefissato. A volte questo è giusto e permette a persone che hanno sbagliato di inserirsi nuovamente nella società, a volte però, forse, il crimine commesso è troppo grave perchè a chi l’ha commesso  venga concessa una tale possibilità.

A.S.