Monsignor Mogavero sul dl salvaliste: “gioco altamente scorretto”. La Cei prende le distanze

Il vescovo di Mazara Del Vallo, Domenico Mogavero

Per Aristotele l’uomo è zoon politikòn, animale politico: secondo questa accezione, di conseguenza, tutto ciò che ci circonda è politica. Ma la Conferenza Episcopale Italiana non sembra condividere troppo questa lettura del termine, preferendone una decisamente meno sconveniente, che non interferisca con le dinamiche del potere laico. Questo è stato l’atteggiamento della CEI verso Monsignor Domenico Mogavero, responsabile della stessa Conferenza episcopale italiana per gli affari giuridici, che ai microfoni di Radio Vaticana ha dichiarato che “cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente scorretto“. Il riferimento, ovviamente, è al decreto salvaliste, varato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri.

Il vescovo non si è risparmiato: “La democrazia – ha detto Mogavero – è una realtà fragile che ha bisogno di essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non riusciamo più a orientarci»; se invece «dovesse essere diretta dall’arbitrio di qualcuno o se dovesse essere improvvisata ogni giorno mancherebbe la certezza del diritto, dei rapporti e delle prospettive”. Il vescovo di Mazara del Vallo ha poi aggiunto che “le regole sono a garanzia e a tutela di tutti. A questo punto si legittima ogni intervento arbitrario con la motivazione che ragioni più o meno intrinseche o pertinenti mettono in gioco un valore, il valore della partecipazione oggi, e domani un altro valore”.

Non si può dire che Mogavero ci sia andato leggero, ma al contempo non si può dire che le sue parole giungano a sproposito. Quando si tratta di entrare in conflitto con il potere, però, la CEI ha sempre delle remore. E così non si è fatta attendere la precisazione del portavoce della CEI, monsignor Domenico Pompili, il quale ha precisato che “le questioni di procedura elettorale hanno natura squisitamente tecnico-giuridica ed hanno assunto nelle vicende degli ultimi giorni ricadute di tipo politico ed istituzionale».

Pompili, spiega quindi che, «considerata questa connotazione la Cei non ha espresso e non ritiene di dover esprimere valutazioni al riguardo“. Una frase, quest’ultima, dal forte sapore democristiano, senza né arte né parte. La chiesa non si è mai fatta remore ad esprimere la propria opinione riguardo i fatti di politica italiani: non si capisce però, a questo punto, il criterio con cui il Vaticano sceglie gli argomenti su cui intervenire.

Roberto Del Bove