Vigile del fuoco si impicca in caserma: non ha retto al suicidio del figlio

Una vera e propria tragedia nella tragedia, una dolore compresso in scatole cinesi che, ad un certo punto, straripa ed esplode.

Due suicidi nel medesimo nucleo familiare, uno in fila all’altro, a distanza di otto mesi.

I fatti si sono svolti ad Imperia; il 28 giugno scorso Nadir Gismondi un ragazzo di ventidue anni è stato fermato, alla guida della propria autovettura, dalla polizia per un semplice controllo di routine. E’ sabato sera e il tasso alcolico rilevato nel sangue del giovane risulta di 0,7 milligrammi, ovvero 2 punti superiore al limite di 0,5. Inevitabilmente scatta la multa per guida in stato di ebbrezza, conseguenza che Nadir, conosciuto da tutti come uno studente modello, non riesce a gestire.

Scatta in lui il terrore di essersi “giocato”, per un bicchiere in più, il proprio sogno: diventare un vigile del fuoco esattamente come il padre. Consumato dalla vergogna, rientra a casa dove trova i genitori in cucina; non dice nulla, sale in camera e si spara un colpo alla testa.
Spaventata dalla deflagrazione  la madre sale in camera, grida al marito che il figlio è caduto e ha sbattuto la testa. Il padre, invece, comprende immediatamente la situazione alla vista della Glock, comprata da Nadir per fare tiro sportivo, abbandonata sul pavimento vicino al corpo agonizzante. I tentativi di rianimarlo sono inutili: il ragazzo muore all’ospedale di Imperia poco dopo.

Otto mesi dopo il padre si suicida nella caserma che ha intitolato un’aula a suo figlio. L’uomo non è riuscito a metabolizzare il dolore del suicidio di quel figlio che lo vedeva come una eroe. Stamattina, Ivan Gismondi si è impiccato presso la caserma dei Vigili del fuoco di Imperia dove prestava servizio da anni. Ha collocato il cappio nella propria stanza nella sede, probabilmente al fine di evitare alla moglie l’ennesima, orrenda, scoperta.
Il corpo dell’uomo è stato infatti rinvenuto da un collega.

Valeria Panzeri