Beppe Grillo appoggia Di Pietro: trionfa l’ipocrisia

Il comico genovese Beppe Grillo, ultimamente sceso in politica per lanciare il suo rivoluzionario “Movimento 5 stelle” (che ad oggi non si è ancora capito cos’abbia di diverso dai tanti “partiti cespuglio” che ogni tanto nascono), ha utilizzato la prefazione dell’ultimo libro di Antonio Di Pietro, “Ad ogni costo”, per investire l’ex magistrato del ruolo di salvatore della patria, ultimo baluardo contro l’attuazione del “programma della P2 di Licio Gelli” e della realizzazione “dell’inciucio tra PdL e Pdmenoelle”.

In questi anni, per Grillo come per Di Pietro, ha sempre avuto un ruolo di fondamentale importanza la libera informazione, il giornalismo, come quello di Marco Travaglio o di Michele Santoro, basato sui fatti e non sugli slogan da utilizzare per compiacere il “padroncino” di turno.
E allora, umilmente, vale la pena di provare a raccontare, anche questa volta, un pò di fatti.
L’Italia dei Valori, per intervento diretto di Di Pietro che “assolse” durante il congresso del partito Vincenzo De Luca (attualmente sotto processo e già rinviato a giudizio per truffa), appoggia in Campania il Partito Democratico. L’ex pm ha giustificato la scelta spiegando che De Luca gli ha garantito le sue dimissioni qualora venga condannato.
Ma Di Pietro come giustificherebbe dichiarazioni come “io i rom li piglio a calci nei denti e non me ne frega nulla di dove vanno a vivere” o “non mi sorprenderei di avere con me un fascista come Rastrelli (storica esponente missino, attualmente iscritto a “La Destra” di Storace, ndr)”? E il fatto che De Luca abbia rivendicato di essere quello “più a destra” nel consiglio comunale, nonché un “esponente della sinistra europea”?

Ma, forse, la risposta è più vicina di quanto sembri. Di Pietro, d’altronde, con quella destra europea tanto cara a De Luca, la stessa cui appartengono Berlusconi e Fini, ha stretto da tempo solidi rapporti. Forse non tutti sanno che, alle scorse elezioni europee, chi è stato eletto nelle liste dell’Italia dei Valori, baluardo dell’antiberlusconismo, si è iscritto all’Alde, l’eurogruppo delle formazioni liberali che vota con il Partito Popolare Europeo, cui sono iscritti gli europarlamentari eletti nelle liste del Popolo delle Libertà, il 90% delle leggi.
Di Pietro, se fosse europarlamentare per il suo partito, si troverebbe così in maggioranza fianco a fianco con gli uomini di fiducia di Silvio Berlusconi. Tra le norme più interessanti proposte dall’Alde e dal Ppe si ricorda, in particolare a Grillo e a Maurizio Zipponi, ex-sindacalista Fiom passato all’IdV in cerca di una poltrona, l’introduzione della settimana da 65 ore, sventata solo dall’intervento del eurogruppo della Sinistra Europea e dei sindacati di numerosi paesi dell’UE.

Ma in Italia, dove Di Pietro urla un giorno sì e l’altro pure contro tutto e tutti, sfoggiando un senso di responsabilità spesso pari a quello di chi vuole “interpretare” leggi e sentenze, siamo sicuri che le cose vadano meglio?
Giusto un paio di dati, per completare il ritratto dell’eroe santificato da Grillo; a maggio dello scorso anno, pochi giorni dopo la manifestazione dell’Onda studentesca a Torino contro i tagli alla scuola pubblica, il Parlamento, con il consenso del Governo e della maggioranza, approvava una mozione proposta dall’Italia dei Valori che chiedeva di “sostenere lo sviluppo dell’iniziativa privata nel settore formativo”.
Senza voler parlare degli ormai remoti anni del Governo Prodi (quando Di Pietro si distinse per aver affossato la commissione d’inchiesta sul G8 di Genova e lo smantellamento della società addetta alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, temi entrambi molto cari a Grillo), basti, per concludere, ricordare che il federalismo fiscale, cavallo di battaglia di quella Lega vista con il fumo negli occhi da molti “dipietristi”, è stato approvato dal Parlamento con il voto a favore dell’intera pattuglia dell’Italia dei Valori.

Questi sono “i fatti”. A voi, quindi, le conclusioni su Grillo, Di Pietro e il futuro di questo Paese.