Il ritorno di Pasquino

Dopo un silenzio durato mesi Pasquino torna a parlare. Durante il periodo del suo restauro, iniziato il 14 ottobre 2009 e terminato il 15 dicembre, la celebre statua capitolina aveva risparmiato a politici e religiosi le sue satire impietose, ma ora può smettere di tacere. Proprio per questo suo utilizzo di protesta sociale, il busto di Menelao che tiene in braccio Patroclo ha rischiato più volte di essere distrutto o addirittura buttato nelle acque del Tevere, ma adesso è come nuovo, pronto per tornare alla carica con le sue sentenze popolari.

Dopo essere stato circondato dai colonnotti in travertino e dalle catene messe dal Municipio, ora finalmente Pasquino torna come prima, ovvero il “Pasquino, simbolo della Roma più vernacolare e caustica” così come lo ha definito il sovraintendente ai beni culturali Umberto Broccoli che insieme al sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, al presidente della Commissione cultura Federico Mollicone, al delegato per il centro storico Dino Gasperini e al presidente dell’associazione abitanti del centro storico di Roma Viviana Di Capua, è stato promotore dell’opera che ha coinvolto tutte e quattro le “statue parlanti” di Roma, da Madama Lucrezia, all’Abate Luigi al Facchino.

Sono state cancellate tutte le incrostazioni e le scritte e riconsolidate le parti precarie del marmo bianco a rischio distacco, così che il busto del Pasquino, appartenente al gruppo marmoreo di “Menelao col corpo di Patroclo morente” (copia romana del I secolo d.C. da un originale bronzeo del III sec. a. C. riportata alla luce nel 1501 durante alcuni scavi nei pressi di piazza Navona), ha potuto essere riconsegnato alla comunità; durante la cerimonia di riconsegna Broccoli ha recitato alcune delle “pasquinate” più celebri attraverso cui “non il popolo ma gli cardinali in forma anonima parlavano e criticavano”.

Quando Napoleone arrivò a Roma sul busto comparse la scritta “ma e’ vero che tutti i francesi sono ladri? Tutti no, ma Bonaparte sì“. Poi in merito al papa: “Un turista viene a Roma e si rivolge al capo delle Guardie svizzere : ‘quello e’ il santo padre?’ ‘Santo no ma padre sì’ “. In epoca fascista, quando i bagni mancavano di illuminazione: “Qui l’ho fatta e qui la lascio meta’ al Duce meta’ al fascio. Qui l’ho fatta in piena luce niente al Fascio e tutta al Duce“.

“E’ un primo esempio di restauro di monumenti legati a Roma con un’associazione di residenti del centro – ha evidenziato Mollicone – la parte più’ sensibile della città che diventa per noi stimolo per qualificare gli angoli più belli di Roma. Un modello che stiamo cercando di portare anche nei musei coinvolgendo l’associazionismo privato”. “E’ una grande emozione per noi perchè e’ un’avventura che si conclude – aggiunge Viviana Di Capua -. Il Pasquino e’ l’ultimo tassello di una complessa operazione di tutela del patrimonio del centro di Roma”.

Gasperini ci tiene a specificare che “questi interventi di restauro si definiscono degli itinerari culturali che riconsegnano uno spaccato della tradizione storica più forte di Roma”. Poi, secondo Giro, l’opera di restaurazione del busto è da considerarsi un “simbolo di valorizzazione efficace del centro storico perché un’amministrazione sana ha il dovere di proteggere il cento storico che e’ l’identità più originaria della città”.

Andrea Camillo