Dalai Lama: la Cina vuole cancellare il buddismo

Il Dalai Lama ha tenuto il suo discorso annuale a Dharamsala, città nel nord nell’India e sede del governo tibetano in esilio. Il leader spirituale, di solito molto prudente e moderato nelle sue dichiarazioni, ha riservato parole severe per le autorità della Repubblica Popolare Cinese.


Esse sono state accusate di pianificare la distruzione del buddismo in Tibet attraverso una strategia che comprende la dura repressione degli oppositori, l’eliminazione della cultura tradizionale e la cosiddetta rieducazione patriottica di monaci e monache buddiste.


Secondo il Dalai Lama, molti religiosi vivrebbero in sostanziali condizioni di semi-prigionia e incontrerebbero gravi difficoltà nello studio e nella predicazione del buddismo. Queste misure stanno portando alla trasformazione dei monasteri tibetani in una sorta di musei, dove conservare i resti del passato, ha concluso il leader alla fine del discorso tenuto in occasione del 51° anniversario del fallito tentativo di ribellione tibetana contro la RPC.


Queste parole seguono a quelle del governo cinese: Pechino aveva ribadito che la scelta del prossimo Dalai Lama sarà compito dell’autorità politica. La reincarnazione del Dalai Lama non verrebbe quindi riconosciuta attraverso la tradizionale serie di rituali religiosi.

Questo è un tema sempre dibattuto, ma oggi più che mai dato che l’attuale guida Tenzin Gyatso è piuttosto anziano e i contrasti nella regione restano aperti.


A questo proposito il Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia ha riferito che dall’inizio del mese le autorità cinesi stanno rafforzando le misure di sicurezza per evitare il remake delle proteste esplose il 10 marzo 2008.


I provvedimenti hanno interessato Lhasa e soprattutto i più importanti monasteri della città; alle restrizioni della libertà di movimento dei religiosi si unisce la presenza di un corpo di sicurezza speciale, a sostegno della polizia. Gli scontri del 2008 hanno lasciato il segno e a Pechino non è stata trascurata questa “ricorrenza”.


L. Denaro