Interrogatorio Di Girolamo: ammessi gli illeciti telefonici

Aveva detto che avrebbe parlato e così ha fatto; l’ex senatore Nicola Di Girolamo (Pdl) ha ammesso davanti ai magistrati gli illeciti telefonici legati  alle operazioni “Phuncard” e “Traffico Telefonico”. Il maxiriciclaggio da due miliardi di euro, cifra che una persona normale difficilmente è in grado anche solo di immaginare e che sembra coinvolgere anche il colosso Fastweb e  la società Telecom Sparkle inizia così a prendere una determinata forma.

Di Girolamo non si è invece espresso sull’accusa di “scambio elettorale con l’aggravante del metodo mafioso” riguardante un ipotetico aiuto della ‘ndrangheta nel pilotare i voti degli italiani all’estero, che sarebbero appunto quelli che gli hanno permesso di diventare senatore.

Il procuratore capo Capaldo  e i sostituti  Bombardieri,  Passaniti e Di Leo, hanno così trovato prime parziali conferme del loro impianto accusatorio in specifico della parte che riguarda le “frodi carosello“; Phuncard e Traffico Telefonico sarebbero operazioni false, inventate per sviare i controlli e non pagare l’iva qui, una breve spiegazione della struttura della maxitruffa.

Per quanto riguarda le accuse di avere avuto contatti, e non solo quelli, con la malvita calabrese l’argomento sarà affrontato in un interrogatorio futuro, data la complessità estrema di affrontare entrambe le questioni in un incontro solo.

Di Girolamo appare ora come un uomo normale, colpito nel suo orgoglio oltre che nella sua fedina penale. Certamente il fatto che un senatore della Repubblica fosse a conoscenza di una vicenda che si stima sia costata allo stato più di 370 milioni di euro, con tutta la gente che sta cercando un lavoro da 1000 al mese di euro, si potrebbe aggiungere, è  una cosa di  gravità inaudita. Sarebbe proprio il Senato infatti, una delle due camere del Parlamento, quello che dovrebbe essere il garante dei diritti fondamentali dei cittadini italiani. Con questo non si vuole sostenenere che lo stesso Senato in toto sia corrotto, ma certo incute molta paura il fatto che qualcuno che fino a poco tempo fa gli apparteneva era parte, anche solo passiva forse, di una truffa dalle dimensioni cosi gigantesche.

Dopo l’interrogatorio Di Girolamo è tornato in carcere a Regina Coeli, ma Ora restano da chiarire le posizioni di Silvio Scaglia, fondatore di Fastweb e di tutti gli altri dirigenti coinvolti nell’inchiesta del maxiriciclaggio perpetrato attraverso le fittizie operazioni l’una riguardante carte telefoniche prepagate ( Phuncard) e l’altra le chiamate internazionali (Traffico Telefonico).

A.S.