Pietrino Vanancore: parla la donna che l’ha visto preparare il suicidio

Si è ucciso ieri Pietrino Vanacore, uno dei portieri dello stabile di via Poma a Roma, sito presso il quale nell’agosto del ’90 fu trovata uccisa Simonetta Cesaroni: è stato sempre ritenuto dagli inquirenti un teste chiave di quella truce vicenda. Il corpo nudo della ragazza, che non aveva subito abusi sessuali, fu straziato da 29 colpi inferti ovunque con un tagliacarte.

L’uomo fu subito ritenuto coinvolto nell’omicidio, anche se non si è mai stabilito se la sua partecipazione potesse essere considerata diretta o indiretta. Si è ritenuto infatti che fosse stato lui a telefonare, in forma anonima, al fine di ritardare le indagini e, di fatto, a permettere all’assassino di Simonetta di sparire. Delitto imputato a Raniero Busco, ex fidanzato della vittima.
Fermato tre giorni dopo il delitto venne scarcerato dopo venti giorni: le accuse caddero una dopo l’altra con varie sentenze di proscioglimento nel’90, nel ’93 e per ultimo nel ’95 da parte della Cassazione.

Ciò non ha sedato in continui sospetti da parte delle forze dell’ordine che ha effettuato un’ulteriore perquisizione il 20 ottobre 2008, seguita ancora dall’ennesima archiviazione, nel maggio 2009.

Vanancore non ha retto il continuo clima di sospetto che, senza fine, aleggiava su lui; sfibrato ha deciso di togliersi la vita lasciando due messaggi atti a proclamare la propria innocenza:

Venti anni di persecuzioni: sono stanco delle angherie” e a seguire “Venti anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio“.

Verso mezzogiorno è uscito di casa, una modesta abitazione alla periferia di Torricella, si è messo alla guida della sua vecchia Citroen dove ha fissato, sul parabrezza e sul lunotto posteriore, i due messaggi di commiato.

Ha raggiunto la marina è uscito, si è tolto il giubbotto e il cappello e li ha appesi a un albero al quale ha poi fissato un capo di una corda. Con l’altro, stretto alla caviglia per evitare che il mare portasse via il suo corpo, si è lasciato andare in acqua annegando. Prima di lasciarsi affogare Pietrino ha ingerito del veleno molto potente per poi perdere i sensi e spirare in pochi centimetri d’acqua.
Gli inquirenti attendono il risultato dell’autopsia allo scopo di stabilire se la morte sia imputabile all’annegamento o all’avvelenamento. Il cadavere è stato scorto da due persone che hanno avvertito i carabinieri. Alla notizia della morte, sua moglie ha urlato fino allo sfinimento, ed è stata condotta in ospedale.

Emerge intanto la testimonianza di Margherita Boffoli, l’ultima persona a cui Pietrino Vanacore ha rivolto la parola prima di ingerire il potente diserbante e lasciarsi annegare in mare. L’amica, che gestisce una piccola osteria ricorda le poche parole espresse dall’uomo al suo indirizzo: «Stai attenta, copriti bene che c’è molto vento». La donna ha notato in lui qualche ombra.

«Anche se mi ha sorriso – racconta – Pietrino aveva qualcosa di strano, non era come tutte le altre volte.Quando mi sono allontanata l’ho visto armeggiare con una corda che aveva preso dall’auto e con quella si dirigeva verso la scogliera. Non ci ho fatto troppo caso, ho pensato dovesse pescare o qualcosa di simile.»

Quella fune serviva semplicemente a non permettere al mare di inghiottire il suo corpo esangue.

Valeria Panzeri