Ecco come Aldo Grasso “vede” il vincitore del Grande Fratello Mauro Marin

L’ incontrastato vincitore dell’ ultima e lunghissima decima edizione del “Grande Fratello” Mauro Marin deve fare i conti con un assedio mediatico senza precedenti.

Di certo si può affermare che nessun concorrente che abbia vinto il reality e non, sia stato così discusso, criticato e nello stesso tempo osannato e venerato dalla nutrita stuola di fan che il salumiere veneto ha saputo conquistare, con quel carattere tanto ambiguo quanto tenero, sempre in vena di burle e scherzi per passare improvvisamente ad essere cupo ed a tratti ostile e dissacrante.

Probabilmente è stato proprio questo esplosivo cocktail di lineamenti ed atteggiamenti che hanno fatto breccia su coloro che hanno creduto sin dal suo ingresso a Cinecittà e che lo hanno accompagnato a suon di voti fino alla vittoria finale.

Del Marin nazionale si è interessato anche una prestigiosa firma del Corriere della Sera, Aldo Grasso che tra quesiti, interrogativi ed elucubrazioni ha stilato la sua opinione sul personaggio, prima che concorrente del “Grande Fratello” capace di mobilitare l’ opionione pubblica del Bel Paese.

“Ha vinto il «salumiere» Mauro, grazie a quella strana e moderna forma di democrazia che si chiama televoto. Ha vinto Mauro, il guerriero solitario, un «satanasso» (secondo gli autori), odiato dai compagni ma fin dall’inizio amato dal pubblico, non si sa bene perché. O forse sì. In questa lunga e contraddittoria decima edizione del «Grande Fratello», Mauro ha rappresentato un punto fermo — pur nella sua spocchia, nella sua rozzezza, nella sua indisponente apatia— in un universo in cui i confini di genere si fanno sempre più labili” – poi Grasso prosegue ripercorrendo la strampalata esperienza di Mauro all’ interno dello stabile di Cinecittà, tra litigi ed incomprensioni e ipotizza le ragioni della sua schiacciante vittoria:

“Al pubblico da casa, invece, Mauro è piaciuto come di solito piacciono i tipi «politicamente scorretti»: a differenza di molti altri concorrenti, si prende poco sul serio, non piange, dice quello che pensa, prende con superficialità i piccoli e grandi psicodrammi quotidiani che nascono nella casa. Il trevigiano ha vinto con oltre l’ottanta per cento di preferenze: praticamente un plebiscito bulgaro. Mauro invece ha vinto perché la sua povertà espressiva e psicologica è senza trucchi e senza inganni”.

Gionata Cerchiara