GB, preseguitata dai bulli perchè “troppo bella”: 13enne si suicida

Poppy Bracey, 13 anni, suicida vittima del bullismo (fonte DailyMail)

Quando la bellezza diventa un problema. Queste poche parole possono riassumere la vicenda di Poppy Bracey, studentessa britannica di 13 anni, che si è tolta la vita impiccandosi nella sua camera da letto.

Quando sono arrivati i sanitari in ambulanza, la ragazzina era in agonia, ma respirava ancora. Tuttavia è deceduta pochi minuti dopo l’arrivo in ospedale. Un suicidio inspiegabile, che aveva causato grande sconcerto tra le persone che conoscevano Poppy, brava a scuola, ben voluta da tutti e piuttosto carina per la sua età. Lo sgomento si è trasformato in rabbia quando è stato possibile risalire alle motivazioni che hanno spinto la ragazzina a commettere il tragico gesto.

La giovane frequentava la “Lowton High School” nei sobborghi di Manchester, nell’Inghilterra centrale, e una volta a casa, riceveva spesso telefonate anonime sul cellulare, in cui alcuni suoi coetanei la deridevano e schernivano per il suo aspetto piacente e affascinante. Nessun sospetto da parte della famiglia che la ragazza potesse essere vittima del bullismo, anche perché lei raccontava alla madre adottiva, Alleen Kelly 42 anni, che le telefonate, spesso notturne, provenivano da un’agenzia di modelle, la quale le chiedeva di posare per loro. L’accanimento dei bulli contro quella ragazza che tutti vorrebbero e che nessuno era mai riuscito ad avere, il sogno proibito degli adolescenti di un’intera scuola hanno reso la vita della povera ragazza un incubo, a cui lei non vedeva l’ora di porre fine.

La polizia inglese ha aperto un’indagine, ma non sarà facile ricostruire l’accaduto, né punire i colpevoli. Infatti, tutti minorenni e incensurati, non hanno mai utilizzato la forza fisica contro la ragazzina, quindi non si avrebbero prove concrete, eccetto che non sia possibile scovare tracce delle persecuzioni nella memoria del cellulare della ragazza o sul suo computer.

Fiori, messaggi, saluti riempiono la casa di Poppy, tutti con il medesimo augurio di poter trovare in cielo quella pace che non le era stata concessa in vita. Anche il web è uno strumento per esprimere la propria tristezza, come fa un’amica della giovane, Hannah Manley, la quale ha scritto: “È così triste vedere quello che ha causato la tua morte, un branco di persone patetiche che ti hanno vessato per sentirsi meglio. Tu sei così bella e prego affinché tu sia molto più felice lassù in paradiso”.

L’istituto scolastico, per bocca del preside, prova a prendere le distanze dall’accaduto, limitandosi alle condoglianze di rito ai familiari della vittima. In un comunicato stampa apparso sul sito web del collegio scolastico si legge “lavoriamo duro per garantire alla scuola un clima di reciproco rispetto e di sostegno, la felicità dei nostri studenti è un elemento centrale”. Se fosse davvero stato così, adesso Poppy sarebbe viva.

La scuola sta diventando un’istituzione sempre più anonima, sempre più lontana dai reali bisogni dei ragazzi che ospita tra le sue mura, spesso incapace di ascoltarli o anche solo di accompagnarli nel loro percorso di crescita. Genitori e istituzioni dovrebbero imparare ad aprire gli occhi e guardare a fondo nell’esistenza spesso problematica dei ragazzi e degli adolescenti in generale.

Niente può essere così brutto a quell’età da voler desiderare la morte.

Emanuele Ballacci