Malattie croniche: aumentano le spese a carico dei pazienti

Il IX rapporto sulle politiche della criticità ”Malattie croniche e diritti: zona ad accesso limitato“, presentato oggi da Cittadinanzattiva e dal Cnamc (Coordinamento nazionale associazioni malati cronici), fotografa una situazione allarmante circa i costi delle malattie croniche.

I costi privati sostenuti dai malati sono aumentati, le diagnosi sono tardive e l’assistenza e la riabilitazione insoddisfacenti, inoltre l’accesso ai farmaci è difficile, e questo accade con differenze, non solo tra regioni, ma anche tra Asl della stessa regione.

Il 92 per cento delle associazioni registra un difficoltoso iter per arrivare ad una diagnosi soddisfacente e certa della malattia, il 52 per cento ritiene che i pazienti usufruiscano di ricoveri ospedalieri a causa della carenza dell’assistenza sanitaria territoriale, una volta dimessi dagli ospedali i malati però nel 69 per cento dei casi non riceve i servizi territoriali.

Per quanto riguarda i costi privati, si arrivano a spendere fino a 9.400 euro l’anno se si ha bisogno di una badante, 2.500 euro per l’acquisto di farmaci e parafarmaci per la cura della malattia, che però non vengono rimborsati, 1.800 euro per l’eventuale sostegno psicologico, 1.600 euro per l’acquisto di protesi e ausili, e 850 euro per esami e visite a pagamento.

La voce che pesa maggiormente è il costo non rimborsabile dei farmaci e dei parafarmaci ( integratori alimentari, creme, pomate, alimenti particolari).

“Abbiamo tantissimi farmaci da banco che costano e vengono richiesti per la gestione della patologia – spiega Maddalena Pelagalli, presidente Cnamc – perché fanno parte di quel prontuario ormai accreditato nella gestione della patologia. Tornando alle infiammazioni croniche-intestinali: dobbiamo pagarci multivitaminici e tutto ciò che riguarda la protezione gastrointestinale perché non ci vengono riconosciuti, mentre a noi il medico specialista li dà come esigenza di gestione della patologia”.

“La nostra richiesta – commenta Pelagalliè far parte di un tavolo permanente con l’Aifa non per la gestione, ma per avere voce in capitolo sulle novità. I nostri pazienti sono molto esperti della loro patologia quindi si potrebbe fare tesoro della loro esperienza. Sanno gestirsi perché sanno che dovranno affrontare per la vita intera un percorso di cronicità”.

Giulia Di Trinca