Maestro licenziato: parlava in dialetto con gli alunni

Riferisce il quotidiano Messaggero Veneto, uno spiacevole accadimento nella città di Pordenone.

Un maestro, quarant’anni, campano, supplente nel secondo circolo didattico, è stato licenziato in tronco, con l’accusa di non essere in grado di parlare italiano.

Sembra che il maestro si rivolgesse ai suoi piccoli alunni in stretto dialetto del sud, tanto che i bambini tornando a casa (e questo accadeva già il secondo giorno di scuola), raccontavano di non riuscire a capire cosa dicesse.

I piccoli avrebbero affermato ai loro genitori che in classe, ” il maestro parla una lingua strana”.

I genitori allarmati dalla situazione “incomprensibile”, si sono subito rivolti alla direzione del secondo circolo didattico, lamentando la professionalità del maestro. Sono partiti i controlli da parte dell‘ispettore dell’Ufficio scolastico regionale, che ha compiuto visite e controlli sui quaderni e circa i compiti degli alunni.

Il risultato è stata l’evidenza dei troppi errori di grammatica, lessicali e sintattici che gli alunni commettevano, conseguenza, secondo gli ispettori, del dialetto stretto parlato in classe dal maestro, il quale per invitare ad esempio, i bambini a sedersi diceva: “Settati piccì “.

La scuola aveva proposto al supplente di rimanere fino a gennaio, per aumentare comunque il proprio punteggio in graduatoria, per poi dare le dimissioni, ma questi ha deciso di terminare così il suo periodo di supplenza, perciò è stato licenziato.

Spiega però Stefano Caravelli, responsabile Centro Servizi Amministrativi di Pordenone, intervistato dall’Ansa, che il contratto a tempo determinato del maestro non è stato rinnovato alla scadenza, “per manifesta incapacità didattica in un docente non abilitato“, escludendo un collegamento tra l’incapacità e sue possibili lacune linguistiche.

Di lui raccontano i colleghi, chiedendo però di mantenere l’anonimato: “E’ una brava persona ma non parla sempre l’italiano corrente. Ha un buon rapporto con i bambini, ma se il maestro non ha un idioma corretto che docente è?”.

Nonostante queste parole, gli altri insegnanti sostengono il collega che secondo loro è stato licenziato con pregiudizio, per questo chiedono che il sindacato si mobiliti.

Ma a parte deboli difese anonime, nessuno si è schierato apertamente.

Giulia Di Trinca