La Cina respinge al mittente le accuse americane sui diritti umani

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:38

Il rapporto del Dipartimento di Stato sui diritti umani nel mondo è il nuovo oggetto del contendere tra Washington e Pechino.

Il rapporto mette sotto accusa i “soliti” noti (Cuba, Sudan, Corea del Nord), sottolinea il peggioramento della situazione in Iran dopo le elezioni presidenziali del 2009, e non risparmia grandi potenze come Russia e Repubblica Popolare Cinese.

Il dossier su Pechino spazia dalla censura sulla libera navigazione in Internet al peggioramento della condizioni dei musulmani presenti nella regione cinese dello Xinjiang (tema su cui si è recentemente espresso anche il Dalai Lama).

La risposta del governo cinese non si è fatta attendere ed è stata affidata all’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Il Consiglio di Stato cinese ha reagito con un rapporto che replica al documento di Washington. È interessante notare che questo è l’undicesimo anno in cui è pubblicata questa contro-relazione, articolata in sei sezioni con l’obiettivo di “aiutare a far conoscere al mondo la reale situazione dei diritti civili negli USA”.

Secondo il governo cinese, gli Stati Uniti strumentalizzano il tema dei diritti umani per favorire i propri interessi, denigrando altri Paesi e interferendo nei loro affari interni.

Questa operazione risulta ancora meno accettabile visto che coloro che si ergono a “giudici” sulla questione chiudono gli occhi su ciò che hanno provocato nel mondo. Il riferimento più attuale è alla crisi economica internazionale partita dal fallimento di istituti finanziari americani.

A ciò si aggiunge l’elenco delle violazioni dei diritti umani commesse negli Stati Uniti, accusati di limitare la libertà di stampa e i diritti politici dei cittadini. In primo piano ci sono i provvedimenti presi dopo l’11 settembre, ma anche l’egemonia esercitata su Internet dalle società americane, le discriminazioni razziali, l’aumento dei crimini violenti e degli abusi di potere…

Un lungo elenco che si trasforma in un pesante boomerang per Washington, ma che al tempo stesso non deve far dimenticare i problemi aperti in Cina.

L. Denaro

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