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Milano: la Mostra del libro antico inaugurata senza il Pasolini scomparso

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Marcello Dell’Utri spegne anche le ultime speranze. Il misterioso capitolo mancante di “Petrolio”, scritto da Pier Paolo Pasolini, non sarà esposto alla Mostra del libro antico, inaugurata oggi alla Permanente di Milano. Era stato lo stesso senatore bibliofilo ad annunciare il ritrovamento delle pagine, scomparse dopo la morte dello scrittore. Annuncio clamoroso, che aveva fatto scatenare i giornali. Poi, con il passare dei giorni, la notizia aveva perso credibilità.

Il dattiloscritto era atteso nella sala accanto a “Questo è Cefis”, di Giorgio Steimetz e “L’uragano Cefis”, di Fabrizio De Masi. Pubblicazioni polemiche, che sparirono subito e che oggi non si trovano nemmeno in biblioteca. Dell’Utri le ha avute dalla stessa persona che gli aveva proposto il Pasolini. Qualcuno, questo è evidente, interessato a Cefis e all’Eni. Un libraio forse? No, «un cristiano», risponde Dell’Utri. Certo come indizio non è molto. Una persona sparita, che non risponde nemmeno al telefono: «Probabilmente si è spaventato per il clamore», spiega il senatore. Del resto, se il dattiloscritto è stato rubato, si tratta di un corpo di reato.

Ma Dell’Utri non nega l’esistenza del capitolo, anzi rilancia: afferma di aver avuto i fogli tra le mani per qualche minuto, sperando di poterli leggere con calma dopo. Si tratterebbe di 78 veline dattiloscritte, con qualche appunto a mano. Potrebbe essere il famoso capitolo mancante, intitolato “Lampi sull’Eni?”? Risposta di Dell’Utri: «Più esattamente“Lampi su Eni”». Si tratterebbe, dunque, delle pagine del famoso “Appunto 21”, che nel romanzo coincidono con un foglio bianco. Secondo alcuni, avrebbero dovuto contenere il racconto «sconvolgente» della scalata di Cefis all’ente petrolifero italiano e, forse, il mistero della morte di Mattei. O, cosa più probabile, rivelazioni sull’oscuro passato partigiano dello stesso Cefis in Val d’Ossola.

Ma perché è stato dato l’annuncio del sorprendente ritrovamento quando ancora l’acquisizione per la Mostra non era certa? Mistero. A questo punto l’unica soluzione possibile sarebbe quella di smentire tutto, sentenziando che quel testo non è mai esistito, come del resto sostengono gli eredi di Pasolini. I quali hanno sempre escluso che, dopo il 2 novembre 1975, sia avvenuto un furto in casa dello scrittore, smentiti tuttavia dalla testimonianza di Guido Mazzon, un altro cugino di Pasolini. La loro affermazione non è bastata a far tacere voci, ipotesi, supposizioni: quelle carte potrebbero essere state sottratte secondo modalità «lecite», magari in seguito a sopralluoghi delle forze dell’ordine, fatto di cui la famiglia non ha più memoria. È questa un’altra ipotesi che circola presso ambienti universitari. Alessandro Noceti, che ha curato l’esposizione pasoliniana alla Mostra milanese, conferma che quelle pagine ci sono e spera che vengano fuori nei prossimi giorni.

Il dato di fatto è che all’”Appunto 21”, quello mancante, Pasolini fa esplicito riferimento nel capitolo successivo come a un brano già compiuto: «Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato “Lampi sull’Eni”, e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria». In “Petrolio”, Mattei viene chiamato Bonocore, mentre a Cefis spetta il cognome di Troya. Un passaggio, quello riportato sopra, che lascia il lettore disorientato: se è vero che il romanzo si presenta in forma di brogliaccio, è anche vero che, proprio per questo, l’autore avrebbe dovuto sorvolare sui nessi interni quando ancora non erano certi, per precisarli in una fase successiva. Un disorientamento accresciuto, trentacinque anni dopo, da troppe omertà.

Maria Elena Tanca

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