All’Abbazia di Chiaravalle gli affreschi giotteschi ritrovano l’antica bellezza

Un poema cistercense è il titolo del libro che ripercorre la storia degli affreschi giotteschi dell’abbazia cistercense di Chiaravalle Milanese fino ai restauri conclusi all’inizio di marzo.

I lavori erano cominciati nel 2002 con i fondi del Ministero dei beni culturali, ma sono stati completati quest’anno grazie a Intesa Sanpaolo.

L’abbazia venne fondata nel 1135 da un gruppo di monaci cistercensi, arrivati l’anno prima da Clairvaux, da cui deriva il nome di quello che oggi è uno dei monumenti più interessanti della storia lombarda pre-rinascimentale.

Nel dopoguerra, dopo il ritorno dei cistercensi nel 1952, iniziò la ricostruzione del monastero con i lavori che gli hanno restituito il volto attuale. Ma l’attività di restauro è proseguita fino al recente recupero degli affreschi giotteschi dipinti nel tiburio (o torre nolare).

Gli affreschi, realizzati negli anni ’30-40 del Trecento, sono stati attribuiti alla scuola giottesca e formano due cicli sviluppati in verticale.


I quattro evangelisti, insieme a profeti e dottori della Chiesa, presentano beati e santi collegati all’ordine cistercense sotto il cielo stellato della cupola.

Nella parte inferiore il soggetto principale è tipico della tradizione cistercense, ossia la Madonna e gli avvenimenti successivi alla Resurrezione ispirati alla Legenda Aurea del domenicano Jacopo da Varagine.

Numerose analisi hanno preceduto l’attività di restauro per valutare correttamente danni, tecniche esecutive e materiali originali degli affreschi. Questi studi hanno permesso di ricostruire la cronologia degli interventi eseguiti sull’opera.

Quello che è stato chiamato “Primo Maestro di Chiaravalle” fu l’autore della decorazione della cupola della torre nolare e del ciclo del tamburo, mentre uno dei migliori allievi di Giotto, Stefano Fiorentino, realizzò il ciclo sulla Vergine.

Il restauro fa parte nel programma Restituzioni promosso da Intesa Sanpaolo insieme alle soprintendenze archeologiche e storico-artistiche per recuperare e salvaguardare il patrimonio artistico italiano, un “museo a cielo aperto” che richiede capacità umane e forti investimenti economici per continuare a trasmetterlo.

L. Denaro