Il valzer della par condicio: riammessi talk show nelle tv private

Il presidente dell'Agcom, Sergio Zavoli

Protagonista assoluto della scottante questione sulle liste “ritardatarie” del Pdl in Lazio e Lombardia, il Tar del Lazio ora irrompe anche nell’argomento par condicio, con una delibera che è destinata a far discutere. Accogliendo un ricorso di Sky e Telecom Media, il Tribunale amministrativo del Lazio ha stabilito – mediante annullamento da parte dell’Agcom – che i talk show di approfondimento politico possono tornare in onda sulle tv private.

Il provvedimento non può essere esteso alla televisione pubblica, perché il Tar non può censurare un atto parlamentare; la delibera è stata però inoltrata ai vertici della Rai “per le valutazioni di sua competenza, in considerazione del fatto che i principi che regolano l’informazione e la comunicazione politica nel periodo elettorale sono comuni alla concessionaria pubblica e alle televisioni private e che fino ad oggi sono state omogenee le due distinte discipline regolamentari di applicazione”. Esplicito anche il commento di Sergio Zavoli, presidente dell’Agcom: “Voglio credere – ha dichiarato Zavoli – che la Rai, a questo punto, decida di rivedere la scelta di applicare nella versione piu’ restrittiva il regolamento”.

Un vero e proprio invito ai vertici Rai per un deciso dietrofront, che potrebbe avere come conseguenza la rimessa in onda di programmi come “Ballarò”, “Annozero” e “Porta a porta”. Tali programmi erano stati sospesi proprio conseguentemente alla precedente delibera dell’Agcom, che aveva equiparato i programmi di informazione e tribuna politica con i programmi di approfondimento politico. Tale delibera era stata poi estesa dalle reti pubbliche a quelle private – destando le decise proteste di Mediaset – fino al retromarsch di oggi.

Troppo rumore per nulla, sostengono alcuni. Di fatto – dati Censis alla mano – i Tg nel loro complesso risultano determinanti per quasi il 70% degli elettori e questa percentuale, già di per sé inquietante, sale addirittura al 76% dei meno istruiti, al 78,7 dei pensionati e al 74 delle casalinghe. I programmi di approfondimento e i dibattutissimi talk-show, invece arrivano al 30,6. Il principale strumento di “direzione delle coscienze”, dunque , sembrerebbero proprio i telegiornali: in questo contesto non vanno dimenticate le pesanti accuse rivolte recentemente al discutibile direttore del Tg1, Augusto Minzolini.

Secondo tali accuse – supportate da rilevazioni della stessa Agcom – sarebbero proprio Minzolini e il suo Tg ad offrire agli spettatori italiani un’informazione pesantemente squilibrata a favore del centro destra. Ma nell’immensa bagarre dei talk show, nel continuo vociare indistinto e caotico sulla par condicio “da cambiare”, il peso popolare dei telegiornali di regime sembra importare a ben pochi.

Roberto Del Bove