Minzolini: io educato, parlo al telefono con tutti

“Sono una persona educata e rispondo a tutte le telefonate che mi fanno. Talvolta per cortesia, altre volte per interesse. Faccio sempre il giornalista e se non parlassi con i protagonisti dei fatti, mi sarebbe difficile comprenderli”. Parte da qui la difesa che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini affida a un’intervista pubblicata dal quotidiano Libero per spiegare il motivo dell’esistenza dei contatti telefonici con il presidente del Cosiglio. E non solo.

Su di lui si allungano le ombre di un’indagine per presunta concussione avviata dalla Procura di Trani. Notizia che il giornalista smentisce prontamente: “Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia – dice –  Non c’è e credo proprio che non arriverà mai”. Per il direttore del Tg1, insomma, non esistono le condizioni per insinuare un suo coinvogimento in un disegno teso a “ostacolare” la messa in onda di altre trasmissioni.

E torna sul capitolo telefonate. “Ho iniziato a fare il giornalista politico nel 1980 – ricorda Minzolini – Tranne due anni e mezzo che ho vissuto negli Stati Uniti, per scrivere articoli e retroscena ho parlato con tutti. Anche con diversi presidenti del Consiglio, ministri e segretari di partito. Da quando faccio il direttore del Tg1, quasi un anno,  ho parlato con Silvio Berlusconi quattro o cinque volte. Parlo con lui – precisa il direttore del Tg nazionale – e con un’infinità di altri politici”.

“Telefonano – insiste l’ex cronista de La Stampa –  io ascolto. E poi decido di testa mia rispettando tutti e soprattutto dando ai cittadini la possibilità di capire. Però abbiamo ridotto un po’ la politica – ammette – perché i dati su ascolti e gradimenti dicono che interessa assai poco”.

E sugli editoriali che portano la sua firma e che hanno accesso furiose discussioni fuori e dentro dal Parlamento, Minzolini dice: “Polemiche le farebbero comunque. Rifarei ogni editoriale che ho firmato. Ce l’hanno con quello che ho detto su Spatuzza e Ciancimino jr? Ho detto che sono pentiti non credibili. Forse ero fra i pochi allora –  afferma il direttore del Tg1 – a ritenere questo. Ora hanno capito tutti. È una colpa intuire in anticipo?”.

Una tesi che Minzolini sostiene fino in fondo, arrivando a rovesciare le richieste di quanti premono per le sue dimissioni in atti di accusa pesanti. “A volere le mie dimissioni – spiega – sono personaggi a dire poco ridicoli. Antonio Di Pietro dice che dovrebbero cacciarmi a pedate nel sedere: era il linguaggio di Benito Mussolini”. Un formulario colorito che il direttore del Tg1 non sembra riscontrare nelle esternazioni che il premier, Silvio Berlusconi, rivolge a magistrati e avversari politici nelle più diverse occasioni pubbliche.

“Detto questo – continua il giornalista – vado volentieri davanti alla commissione di vigilanza o al cda Rai per spiegare le mie idee e difenderle. Non ho paura delle idee. E non vi rinuncio nemmeno se usano atti per intimidirmi. Non mi intimidiscono. Ho le mie idee, e per fortuna le rendo pubbliche. Sono cristallino – conclude Minzolini – quello che penso lo dico in televisione. Lo dico nelle riunioni di redazione e naturalmente anche in una telefonata privata”.

Maria Saporito