No alle sbarre per i detenuti “matti”

Prima sul portone c’era scritto«Manicomio criminale». Poi fu corretto in «Ospedale psichiatrico giudiziario».«Non ne abbiamo mai parlato – dice Gianluca Borghi, che proprio quindici anni fa era assessore ed ebbe l’idea di costruire questa casa – perché eravamo intimoriti. Abbiamo fatto una cosa importante: per la prima volta siamo riusciti ad aprire  in Italia una breccia nel manicomio giudiziario. Abbiamo liberato persone con addosso un marchio pesantissimo: “matto”, “assassino”. Pensavamo che chi abita qui attorno si spaventasse e che la sua paura ci costringesse a riportare i malati in una cella. Per fortuna ci siamo sbagliati».

Nella sala delle colazioni oggi c’è una riunione importante in cui, dirigenti delle Asl e della coop Sadurano assieme all’assessore regionale Giovanni Bissoni, annunciano a chi vive su queste colline che le persone viste in paese o nei sentieri dei boschi sono uomini la cui vita era stata distrutta, resa insignificante e che ora hanno avuto una nuova occasione di reinserirsi all’interno della società.

La comunità è stata aperta il 16 ottobre 2007 ed ha già avuto 27 ospiti. Sedici sono ancora qui oggi. Degli altri, due sono tornati all’Opg perché, forse traumatizzati da troppi anni di cella, non sono riusciti a rapportarsi a questa nuova realtà. Gli altri sono tornati nelle loro famiglie, o in degli appartamenti protetti, in altri paesi.

«Noi gestiamo casa Zacchera – affermano il presidente Stefano Rambelli e l’organizzatore Matteo Montanari – ma non vogliamo vivere speculando sulle disgrazie delle persone. Far tornare questi ospiti a casa loro, questo è il nostro obiettivo. Con un costo che è la metà di quello di un ospedale giudiziario,  mettiamo a disposizione venti operatori per 16 persone. Ogni settimana garantiamo 50 ore di aiuto psicologico, 84 ore di infermeria, 25 di psichiatria. Non ci sono reti, cancelli e sbarre, qui da noi, e ospitiamo anche chi ha commesso omicidi. La nostra custodia è capacità relazionale, è assistenza sanitaria. In questi due anni e mezzo non c’è stata nessuna fuga, non c’è stato nessun incidente».

A conclusione le parole dell’assessore al welfare e cultura, Francesco Billi della Lega Nord: «Noi stiamo con Sadurano perché non è un’enclave ma un luogo aperto a tutti”.

Sara Pastore